La destra sconfitta, non governa nessuna delle prime dieci città del Paese

Amministrative
Matteo Salvini all'interno della libreria Borri Books presenta il suo libro "Secondo Matteo", 31 maggio 2016 a Roma.
ANSA/ MASSIMO PERCOSSI

Il rischio, soprattutto per la Lega di Salvini, è che il travaso di voti verso il Movimento 5 Stelle diventi stabile e non solo occasionale

A seggi chiusi e risultati ormai definiti le interpretazioni del voto già si sprecano. Da una parte l’exploit del Movimento 5 Stelle in due città fondamentali e così diverse tra loro come Roma e Torino, dall’altra il Pd che incassa le due pesanti sconfitte ma si consola con la decisiva vittoria di Milano e la sostanziale tenuta di Bologna, dopo aver già conquistato Cagliari al primo turno. Tra i capoluoghi di regione, il centrodestra la spunta solo a Trieste.

Numeri alla mano, il centrodestra, oggi, non amministra alcune delle dieci città più popolose del Paese: di Roma, Torino, Milano e Bologna abbiamo già detto. A Napoli, Palermo, Genova, Firenze, Bari e Catania di sindaci di Forza Italia, Fratelli d’Italia o Lega Nord non c’è neanche l’ombra. Un dato che alcune importanti vittorie e la “quasi” vittoria di Milano non bastano ad attutire.

Dietro questo scenario ci sono varie spiegazioni, molto diversificate a seconda delle realtà locali. Tra le tante interpretazioni c’è anche quella che, come abbiamo visto a Roma e Torino, i voti della destra convergono sul candidato del Movimento 5 Stelle in caso di ballottaggio contro il Pd. Ma non si può dire le stessa cosa se invertiamo i fattori. Un rischio, soprattutto per la Lega di Salvini, che, appoggiando apertamente i candidati pentastellati e agitando esclusivamente la bandierina dell’antipolitica, rischia di veder crescere il travaso di consensi verso Grillo: questa volta sono stati voti occasionali, in futuro potrebbero diventare stabili.

Vedi anche

Altri articoli