La destra del no disperata

Unioni civili
Il leader della Lega, Matteo Salvini, durante la presentazione del suo libro "Secondo Matteo" alla Stampa Estera, Roma, 04 maggio 2016. ANSA/ ANGELO CARCONI

L’invito di Salvini a “disobbedire” è preoccupante

Si materializza nell’aula di Montecitorio la destra del ‘No': oggi si tratta del ‘no’ ala legge delle unioni civili, domani sarà un’altra cosa, dopodomani il referendum confermativo.

Normale: la destra è all’opposizione, è chiaro che dice no. Ma c’è modo e modo.

Nel dibattito alla Camera se ne sono sentite di tutti i colori. Ma è soprattutto da fuori che vengono le reazioni più stizzite. Fra i primi a sbracciarsi a chiedere un referendum abrogativo neanche fosse un radicale degli anni Settanta è stato Carlo Giovanardi, in parlamento – con alterne fortune – dal 1994 e dunque ormai piuttosto ai margini del gioco.

Mentre l’arrembante Matteo Salvini l’ha messa giù anche più dura: “Disobbedite”, ha detto ai sindaci leghisti. I leghisti invocano una diritto all’obiezione di coscienza che si presta a qualche ironia diciamo così preoccupata: non è che un pubblico ufficiale possa scegliere quali leggi applicare e quali ‘no’, a seconda delle proprie opinioni (qualcuno lo faccia capire anche ad un Alfio Marchini sempre meno “moderato”).

Per cui, l'”invito alla disobbedienza” di Salvini va respinto al mittente e giudicato per quello che è: stizza, rabbia, ignoranza, mancanza di rispetto per la volontà del Parlamento.

Questa destra del ‘no’ rende un cattivo servizio ad una destra normale. Ammesso che esista, in questo Paese.

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