La deriva dell’apocalittico Travaglio, “votare non serve”

Il Fattone
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Una visione disperata, con l’inevitabile previsione dei “ducetti” in arrivo

La disperazione è una cattiva maestra, perché non lascia altre opzioni se non se stessa. Non guarda al futuro, ma anzi ne sbarra l’accesso. Non produce consenso ma marginalità, emarginazione, riflusso. Eppure i cattivi maestri ne fanno un uso massiccio, un po’ perché a corto di argomenti e un po’ perché così si sentono assolti dall’insuccesso che li attende inesorabile. Se non c’è più niente da fare, se tutto è perduto, se il Male ha vinto e sempre vincerà, a che serve combattere?

La deriva apocalittica di Marco Travaglio rischia insomma di danneggiare la sua stessa causa, di spingere all’abbandono definitivo, di indurre alla più desolata passività. Sentite che cosa scrive oggi: “I partiti strutturati, soprattutto il Pd, hanno capito che l’unico modo per restare abbarbicati alla poltrona mentre intorno tutto crolla è quello di scoraggiare il voto di opinione […] ben sapendo che a chi detiene il potere non mancheranno mai i voti controllati, comprati, scambiati”.

A dar forma a tale tremenda visione è l’invito a non partecipare al referendum. Ma quello stesso invito è stato ripetuto infinite volte negli ultimi quarant’anni da chiunque, da Bettino Craxi alla Cei, passando per il Pds, ed è una scelta come le altre che appartiene alla storia politica d’Italia. Che bisogno c’è di ricavarne la notizia dell’avvenuta morte della democrazia?

L’Italicum e il nuovo Senato – aggiunge il sempre più apocalittico Travaglio – sono “le ennesime riprove del fatto che votare non serve”. E dunque bisogna “raccogliere il testimone dei partigiani contro i vecchi duci e i nuovi aspiranti ducetti”. Amen.

Se ci fosse la dittatura, non ci sarebbero le elezioni né i referendum. E se votare non servisse a nulla, invitare a non votare sarebbe la cosa più ragionevole. Possibile che Travaglio non si accorga di queste evidenti contraddizioni nel suo modo di ragionare? Possibile che non capisca che a forza di alzare il tiro non resta più nulla, se non, appunto, la disperazione?

I cattivi maestri farebbero meglio a fermarsi per un istante, e a riflettere, prima che sia troppo tardi.

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