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Tutti riconosciamo che è stato un profondo rinnovatore della politica e del suo linguaggio

Se n’è andato nel silenzio, distrutto da un male feroce che ha vissuto come fatto personale, intimo, circondato dai suoi affetti più cari. Un rifugio importante, la sfera privata, per uno come lui che era riuscito, in questi anni, a far diventare la politica un teatro pubblico dove vizi e virtù, pubblici e privati, si inseguivano senza sosta nella spirale, potente, della Rete. Tutto si potrà ancora scrivere su di lui, oltre al tanto già scritto, ma tutti riconosciamo che è stato un profondo rinnovatore della politica e del suo linguaggio. Quando, sul finire del secolo, con ancora Berlusconi dominus , tutti assegnavano alla televisione un ruolo fondamentale nella conquista del consenso, lui anticipava tutti i comunicatori, cambiando lo scenario e facendo giocare alla Rete un ruolo nuovo, inedito, tra i tanti e potenti media che erano a disposizione della politica. Per credere in questa nuova modalità comunicativa servivano competenza, spregiudicatezza e un pizzico di utopia.

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