Travaglio, la democrazia come optional

Il Fattone
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Il Parlamento o il consiglio comunale contano solo quando fa comodo

Ancora sotto choc per la dipartita di Ignazio Marino – violentemente avversato fino al giorno in cui Renzi ne ha chiesto le dimissioni, e da lì in poi santificato come eroe della Nuova Resistenza – Marco Travaglio ci regala oggi un breve saggio di teoria delle dottrine politiche e di diritto costituzionale che il mondo, quando ne verrà a conoscenza, non potrà non invidiarci.

Il saggio s’intitola “Altrovecrazia”, e così comincia: “L’ultimo atto formale della democrazia parlamentare in Italia fu il 24 gennaio 2008”, quando Prodi “si presentò a palazzo Madama per verificare l’esistenza della sua maggioranza”. Quello stesso anno, prosegue il nostro studioso, Berlusconi vinse le elezioni e “il suo fu l’ultimo governo scelto dagli elettori”.

Sì, avete letto bene: come un Brunetta qualsiasi, anche Travaglio crede che l’Italia sia una repubblica presidenziale. E dunque le Camere, invocate poche righe sopra (con Prodi) come unico luogo deputato a dare e a togliere la fiducia ai governi, diventano con Monti – che, come sottolinea Travaglio, aveva la fiducia “del 90% del Parlamento” – un dettaglio trascurabile, un fastidioso diversivo, la prova dell’imbroglio.

La cavalcata prosegue con le elezioni del 2013, e qui il brillante politologo dà il meglio di sé: “Nelle segrete stanze si decise di riportare al governo l’ammucchiata appena sfiduciata dal popolo”. Sfiduciata? I partiti che avevano sostenuto Monti presero insieme il 70% dei voti: ma anche le elezioni, oltreché i Parlamenti, sono per Travaglio un particolare marginale.

Non è finita qui, però: un maleficio scende infatti sulle nuove Camere, le quali, anziché eleggere presidente Prodi o Rodotà, “simulano l’inevitabilità della rielezione di Napolitano”. Che prende oltre il 70% dei voti: ma i voti, come ormai sappiamo, per Travaglio non contano niente.

Figuriamoci dunque se contano in Campidoglio, dove la maggioranza dei consiglieri s’è dimessa per mandare a casa Marino: anche questo è un colpo di mano, la prova che “le decisioni si prendono Altrove”, un dispetto personale allo sconcertato direttore del Fatto. L’unico Altrove è la testa di Travaglio: e che Dio ce la conservi per rallegrare le nostre giornate incupite dalla dittatura e dal regime.

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