La crisi della Cgil non è solo organizzativa

Cgil
Susanna Camusso alla manifestazione nazionale unitaria organizzata dai sindacati del pubblico impiego di Cgil, Cisl e Uil per chiedere lo sblocco immediato del contratto dei lavoratori pubblici, Roma, 29 luglio 2015. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Oggi la sfida per il sindacato è ritrovare la sua mission originaria, senza cercare scorciatoie politiciste

Il quadro a tinte fosche rappresentato oggi da la Repubblica apre uno squarcio sul problema di rappresentanza che affligge la Cgil. E lancia un messaggio anche a chi si attarda ancora a considerare il rapporto tra i cittadini e i corpi intermedi (sindacati, associazioni, ma anche partiti) in termini di “appartenenza”.

Il calo delle tessere è un dato fisiologico. Certo, per la Cgil nel 2015 è particolarmente allarmante, visto il consistente numero degli addii al sindacato di corso d’Italia (723mila rispetto a dicembre 2014, 110mila a confronto con lo stesso periodo dello scorso anno, un confronto più opportuno quest’ultimo). Ma è un trend che segnala come la crisi dei corpi intermedi sia un dato di fatto, che impone a tutti nuove sfide. Alla politica, che archivia la concertazione (e i numeri confermano l’opportunità della scelta, di fronte a interlocutori sempre meno rappresentativi) ma ancora non riesce a trovare strumenti di confronto alternativi. Al sindacato, che appare sempre più lontano dal mondo del lavoro.

Ancora più preoccupante della discesa del numero assoluto degli iscritti, infatti, è la composizione stessa della propria base a dover preoccupare la Cgil: se il calo colpisce tutte le categorie, esso è meno evidente per i pensionati e si trasforma in un vero e proprio crollo tra precari e disoccupati. Con il risultato che il sindacato appare sempre più “vecchio” (il 55% appartiene allo Spi), incapace di aprire un canale di dialogo con le forze attive del paese. Ed è difficile pensare che si tratti di un problema meramente organizzativo. È oggi la credibilità del sindacato, la sua capacità di rappresentare un punto di riferimento, di offrire una “protezione” reale ai lavoratori (o a chi cerca lavoro) a essere in crisi.

Nella complessità della società di oggi, e di un mondo del lavoro sempre più parcellizzato, la sfida per la Cgil è ritrovare le ragioni della sua mission originaria: rappresentare le domande dei lavoratori dentro un quadro generale di avanzamento del Paese. Significa fare di più il sindacato, senza illudersi che percorrere altre vie – magari politiciste – possano risolvere il problema.

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