La comunità Pd non deve sparire, serve più confronto sul territorio

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La conseguenza di questo nuovo modo di fare politica è la morte della comunità PD e sui territori si bypassa il confronto riproducendo le stesse dinamiche del partito nazionale

Mario Lavia, commentando i messaggi ricevuti dal giornale sull’attacco di Staino a Cuperlo dice che una comunità ha ripreso la parola, ha “usato” L’Unità come un tempo “usava” la sezione. È una affermazione con un portato pesante. È la visione plastica che il Partito Democratico come comunità di persone che si riunisce e discute non c’è più. Lavia non si nasconde la gravità della cosa ma pare darla come fatto ineluttabile.

Però a onor del vero c’è gente che si sgola a dirlo da tempo, in tutta Italia, per lo più derisa e messa a tacere con l’assioma che discutere è uguale a non fare. Il popolo, la comunità servono solo a fare da grancassa o gufare (i due schieramenti). Occasionalmente li si chiama ad esprimere un voto, che sia una primaria o un voto istituzionale. Si usa poi quel responso a soggetto: se è positivo diventa il bene placito alla qualunque, indipendentemente dall’oggetto del voto; se è negativo lo schema è rimuovi e rilancia.

Anche Staino pare avere appreso la lezione: sali su un autobus, grida una tesi possibilmente apodittica e colorita, o non avrai attenzione alcuna, e misura la risposta. Pronta la linea. Il contraddittorio, il distinguo, la posizione diversa, il compromesso, la composizione, il collettivo, la discussione fertile tutto derubricato a freno sul cammino delle rivoluzionarie, epocali riforme che il governo Renzi macina senza posa, incurante del banale fatto che saremmo una repubblica parlamentare e che, pare superfluo ma meglio ricordarlo, se così non fosse lui non sarebbe presidente del consiglio.

La conseguenza diretta più pesante di questo nuovo modo di fare politica è la morte della comunità PD e la si coglie anche e soprattutto sui cosiddetti territori dove si riproducono mutatis mutandis le stesse dinamiche del partito nazionale: dal tacitare deridendo all’epurare direttamente si bypassa il confronto organizzandosi esclusivamente con i sostenitori. Spiace dirlo ma è anche la dinamica del partito della mia regione, la Toscana, dove una segreteria nata unitaria si è trasformata nel segretariato unico.

Ora io credo che chi resta cercando di cambiare le cose, senza nessuna volontà di tornare indietro verso modelli già sperimentati ed errori già fatti, ma banalmente verso una dialettica che sia fertile e che tenga insieme una comunità di senso e di sentimento, andrebbe solo ringraziato.

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