La comunicazione M5S è come un monoscopio

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L’aspirazione grillina al monologo ha avuto nella vicenda di Quarto la sua consacrazione pubblica

Il mondo comunicativo ideale secondo i Cinque Stelle? Un monoscopio. L’immagine fissa che i canali televisivi di un tempo utilizzavano per riempire gli spazi vuoti tra una trasmissione e l’altra, per lo più di notte. Una schermata fissa, immutabile, impermeabile a qualsiasi sollecitazione esterna. E soprattutto uno spazio comunicativo nel quale esiste un’unica voce monocorde.

L’aspirazione grillina al monologo, a cui eravamo abituati fin dai tempi dei primi comizi politici di Beppe Grillo, ha avuto nella vicenda di Quarto la sua consacrazione pubblica. Nel momento di massima difficoltà, quando un partito autenticamente democratico si sarebbe impegnato in mille confronti pubblici per argomentare le proprie posizioni e difendersi dalle critiche, il Movimento Cinque Stelle ha rivelato fino in fondo la propria estraneità alla discussione con chiunque sia fuori dai confini etnici della tribù.

Dalla coppia Grillo-Casaleggio, sempre più blindata e sempre meno trasparente, sono venute indicazioni tassative agli esponenti di primo e secondo piano del movimento: intervenire esclusivamente in solitaria nelle fasce di massimo ascolto, escludere questo o quell’esponente PD da ogni confronto, trasmettere al paese la propria versione ufficiale sotto forma di comunicato audiovideo non contestabile.

Un monoscopio di sapore totalitario, dello stesso colore cupo con cui avevamo letto le tante manifestazioni grilline di rifiuto della democrazia contemporanea. Il Parlamento? Un luogo utile solo come palcoscenico per le rumorose carnevalate dei propri rappresentanti. Le istituzioni locali? Uno strumento di propaganda nazionale che non deve misurarsi con la sfida del buongoverno e con la qualità delle vita dei cittadini.

Il futuro? Un mondo – descritto dallo stesso Grillo in un lugubre videomessaggio di qualche mese fa – dove le opposizioni ai Cinque Stelle non potrebbero andare oltre il 4% del totale della rappresentanza politica.  Ma c’è un problema. La democrazia non va troppo d’accordo con il monoscopio. La democrazia chiede, interroga, pretende. E così come non tollera risposte evasive, allo stesso modo non accetta la pappa pronta della propaganda.

Neanche quando proviene da chi si è autoproclamato custode unico delle coscienze e monopolista della moralità pubblica.  Perché i fatti hanno la testa dura. E il mondo reale – non quello che vorrebbero infliggerci gli incubi totalitari di Beppe Grillo – richiede risposte vere e convincenti sulla qualità del governo, sulla responsabilità politica e personale dei propri rappresentanti, sulla corrispondenza tra le parole e i fatti. E’ proprio su questo che la vicenda di Quarto va molto al di là dei fatti specifici del comune campano e chiama in causa l’autentica natura del partito grillino.

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