La competizione per la beneficenza

ControVerso
filantropia1

E’ molto difficile riuscire a capire quanti dei soldi raccolti siano effettivamente destinati a giuste cause e quanti invece finiscano a pagare gli stessi dipendenti

Oramai la raccolta di fondi da parte delle più svariate associazioni no profit è diventata una competizione. Manifesti grandi come lenzuola matrimoniali ci ammiccano dai muri, sollecitandoci ad essere buoni e a donare per mille cause giuste. Complici i nostri sensi di colpa e soprattutto la dichiarazione dei redditi, che ci permette di donare senza pagare, la posta in gioco è di parecchi milioncini. Ho però l’impressione, spero di sbagliarmi, che i controlli su come molte di queste associazioni usano i soldi che raccolgono e che sono, alla fine, soldi pubblici non siano molto stringenti.

Ho provato a spulciare un po’ di bilanci ed è per esempio molto difficile riuscire a capire quanti dei soldi raccolti siano effettivamente destinati a giuste cause e quanti invece finiscano a pagare gli stessi dipendenti di queste che talvolta sono vere e proprie multinazionali della beneficenza. Ultimamente qualcuno ha denunciato gli stipendi non proprio francescani dei dirigenti di qualcuna di queste Ong. Oppure c’è il caso delle più rinomata associazione ambientalista, che ha accumulato perdite ingenti su investimenti finanziari, speculando sulle valute.

Trovare bilanci chiari, con in bella evidenza gli stipendi dei dirigenti e chiara ripartizione delle spese, è pressoché impossibile. Poi ci sono anche quelle che i bilanci proprio non li pubblicano e magari chiedono soldi per strada con qualche banchetto per cause improbabili, ma sempre emotivamente efficaci. Imporre per legge qualche regola di chiarezza e trasparenza forse non sarebbe male.

Vedi anche

Altri articoli