La colpa della crisi dei socialisti francesi? E’ tutta di Hollande

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EPA/CHRISTOPHE ENA / POOL MAXPPP OUT

Il vero grande danno prodotto dall’Hollandismo: una sinistra di cartone che quando maneggia il potere produce poco e oltraggia la grandezza dei valori che, anche nella famiglia del socialismo europeo, professa

Arrovellati sulle questioni referendarie, ipnotizzati dalla soap che è diventata la campagna presidenziale USA, abbiamo smesso di dare un occhio dietro l’angolo, ai cugini d’Oltralpe. In primavera il popolo di Francia sarà chiamato a rinnovare la suprema magistratura della Repubblica, dovrà eleggere l’ottavo presidente della cinquième République. Quella francese è la prima delle due grandi tornate elettorali che interesseranno l’Unione, tra l’estate e l’autunno sarà la volta della Germania.

Un anno fa ho avuto il privilegio di trascorrere dieci mesi di studio in Francia, a Clermont-Ferrand, città a vocazione industriale, sede storica della Michelin, sociologicamente à gauche e che dalla fine della Guerra ha conosciuto solo sindaci socialisti. Lì, in quella che noi definiremmo una roccaforte rossa, il malcontento maturato nei confronti di François Hollande era radicato, trasversale e pluri-generazionale.

Negli ultimi mesi le cose non sono migliorate molto per il Presidente normale, il Partito Socialista è diviso e il centro-destra sta svolgendo la campagna delle Primarie. Tra i Repubblicani, si contendono la leadership un sempre frizzante Sarkozy e Alain Juppé, moderato ed europeista, già Primo Ministro durante la presidenza di Chirac, più volte Ministro della Repubblica, sindaco di Bordeaux, grande favorito nella competizione interna e, di fatto, anche per la Presidenza della Repubblica. Sullo sfondo c’è sempre lei: Marine Le Pen col suo Front National.

I Socialisti sono quelli che arrivano a queste elezioni nella condizione di difficoltà maggiore, il cui de-merito è prevalentemente di Hollande. Il confronto con l’altro Presidente socialista della quinta Repubblica è impietoso, oltre che sacrilego. Hollande ha condotto una presidenza fumosa, scarsamente decisionista; la sua è stata una navigazione a vista con tanti, troppi errori di percorso.

Nel 2012 l’allora Primo Segretario del PS, candidato alla Presidenza, chiedeva di essere valutato sulla base di una sola promessa: nel 2017 i giovani francesi avrebbero vissuto meglio. Nel frattempo deve aver dimenticato quell’impegno e la jeunesse francese gli ha voltato le spalle.

Questa estate, il conducente del Blablacar che ho preso per andare da Parigi a Clermont, un  simpaticissimo e chiacchierone ragazzo della mia età, mi ha spiegato perfettamente come stanno le cose: la verità, ha detto, è che i francesi non hanno mai voluto un presidente normale, erano solo troppo storditi e stressati dai modi (cosi dannatamente berlusconiani, aggiungo io) di Sarkozy. L’idillio è durato un attimo. Una settimana dopo le elezioni, nessuno lo amava più.

Come se non bastasse,  in questi giorni, la pubblicazione di un libro-intervista curato da due giornalisti di “Le Monde”, Un président ne devrais pas dire ça, ha indignato quasi tutti i settori della pubblica opinione.Dichiarazioni raccolte sapientemente nel corso del quinquennio dipingono un uomo alienato dal potere, lontano dalla realtà, spocchioso e inadeguato. Hollande parla dell’immigrazione come problema, deride l’integrazione religiosa; lui, per anni Primo Segretario del PS, dicendo del Partito, afferma: “C’è bisogno di un atto di liquidazione. C’è bisogno di un harakiri”.

Tuttavia, quello che più ha scosso la mia sensibilità di sinistra sono le sue boutades sui magistrati, ben note a noi italiani, governati da un ventennio di acrimonia e risentimento verso chi amministra la giustizia. La magistratura come istituzione di vigliaccheria e i magistrati che “si rinchiudono nella loro nicchia dorata e fanno i virtuosi e non amano la politica”.

Ecco dunque il vero grande danno prodotto dall’Hollandismo: una sinistra di cartone che quando maneggia il potere produce poco e oltraggia la grandezza dei valori che, anche nella famiglia del socialismo europeo, professa.Che strada prenderà la sinistra di governo francese? Nel personale auspicio che Hollande non si presenti alle primarie di gennaio, chi si farà carico della missione, inevitabilmente patricida, di ricostruire il fronte smarrito della sinistra: Manuel Valls, Emmanuel Macron, la Toubira? E se Ségolène Royale ci ripensasse?

Sempre che il 4 Dicembre non si porti via tutto, il rischio concreto è che tra breve l’Italia si ritrovi sola, tra le grandi nazioni europee, ad essere guidata da un governo progressista e riformista, in un Europa governata dai conservatorismi e ammaliata dai populismi.

Per dirla con “Game of Thrones”, con un inevitabile cambio di stagione: la primavera sta arrivando.

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