La Calabria costruisce un nuovo ponte di solidarietà

Community
Tre gommoni con 300 migranti a bordo complessivamente sono stati soccorsi ieri (domenica 23 agosto) a nord delle coste libiche da motovedette della Guardia costiera di Lampedusa, in tre distinte operazioni. I migranti tratti in salvo sono stati trasbordati a bordo dell'unità Dignity One. Lampedusa, 24 agosto 2015. ANSA/GUARDIA COSTIERA

+++ ANSA PROVIDES ACCESS TO THIS HANDOUT PHOTO TO BE USED SOLELY TO ILLUSTRATE NEWS REPORTING OR COMMENTARY ON THE FACTS OR EVENTS DEPICTED IN THIS IMAGE; NO ARCHIVING; NO LICENSING +++

Il progetto “Pediatri in movimento” consentirà l’assistenza ai bambini sbarcati a Lampedusa

C’è una storia da raccontare, una di quelle storie che davvero fanno credere sempre alla speranza. Sintetizzando è “solo” una storia bella. È la storia di una regione, la Calabria, che pur continuando a essere una delle zone più in difficoltà d’Europa, s’impegna a costruire quei ponti fondamentali per costruire l’Europa che verrà. Che lancia messaggi di umanità in un contesto storico dove, per certi versi, purtroppo, l’umanità sembra essere utopia.

E se pochi giorni fa è balzato agli onori della cronaca Mimmo Lucano, Sindaco di Riace che grazie al suo impegno per l’accoglienza e l’integrazione dei migranti si è ritrovato a essere unico rapprentante italiano tra i potenti del mondo, secondo la rivista “Fortune”, oggi vi raccontiamo di un’idea sostenuta dalla Regione guidata dal Presidente Mario Oliverio.

È il progetto “Pediatri in movimento”. A breve, infatti, alcuni pediatri calabresi diretti dal dottor Giuseppe Raiola, primario all’Ospedale “Pugliese-Ciaccio” di Catanzaro, partiranno alla volta di Lampedusa per curare i bambini figli di migranti che arrivano sui barconi. Sui quei barconi dove si mischiano la speranza di un futuro migliore e la disperazione della fuga dalla propria terra natia.

Il progetto “Pediatri in movimento” è a carico del Servizio sanitario regionale della Calabria e prevede, oltre al supporto professionale di medici e infermieri specializzati, anche quello di presidi terapeutici messi a disposizione da varie aziende locali. Una vera e propria missione, dunque, un segnale di solidarietà necessario dopo la chiusura della rotta balcanica.

Con la speranza che tutti ricordiamo di essere umani.

Scrivi la tua opinione su Unità.tv

Vedi anche

Altri articoli