La bussola di Renzi nella tempesta della lotta al terrorismo

Governo
Il premier Matteo Renzi, durante la conferenza stampa nella sala Orazi e Curiazi dei Musei Capitolini a Roma, 24 novembre 2015. ANSA / MAURIZIO BRAMBATTI

Il premier italiano è stato uno dei pochi leader a capire che la sfida lanciata dai terroristi non si può vincere solo con risposte securitarie

“Dobbiamo dare ai nostri figli la possibilità di vivere liberi e senza paura”. Matteo Renzi parla dalla Sala Oriazi e Curiazi dei Musei Capitolini. Quella in cui, il 25 marzo del 1957 vennero firmati due trattati che, di fatto, segnarono la nascita dell’Unione Europea. Una scelta simbolica, tutt’altro che casuale, dove presentare le proposte del governo per combattere la minaccia terroristica. “Un luogo storico, per la città di Roma, per l’Italia e per l’Europa intera. Oggi rischiamo che i fatti di Parigi lascino una vittima collaterale sul campo: l’Europa stessa“.

E non è azzardato dire che in questo luogo storico si è compiuto un fatto forse che sarà importante – lo si vedrà nel futuro – perché l’impressione è che i tragici fatti di Parigi abbiano avuto l’effetto di far compiere a Matteo Renzi un salto di qualità dal punto di vista dello standing politico non solo a livello italiano. “L’Italia – ha detto il presidente del Consiglio parlando del piano di investimenti di 2 miliardi in sicurezza e cultura – è pronta a fare ogni sforzo perché l’Europa torni se stessa”.

Renzi ha capito che la minaccia terroristica non si deve e non si può combattere solo sul piano militare e securitario, e lo ha spiegato oggi con chiarezza. Non sembrano molti quelli che hanno capito la portata della sfida. A repentaglio, in questa fase, c’è l’essenza stessa della nostra civiltà. E non basteranno le bombe o i soldati per le strade a sconfiggere questa minaccia. “Per ogni euro in più investito sulla sicurezza ci deve essere un euro in più investito sulla cultura. Per ogni intervento sulla cybersecurity deve crescere una start up. Per ogni euro stanziato per la polizia, ci deve essere un euro stanziato per la pulizia delle nostre periferie”.

La risposta dunque non può essere solo securitaria. Renzi l’ha detto subito dopo Parigi, subito dopo quel 13 novembre che ha distrutto 130 vite e minato alle fondamenta il nostro modo di vivere. Non ha mai pronunciato la parola “guerra”. Non si vince solo con le armi, si vince combattendo l’intolleranza, l’oscurantismo, il radicalismo, da qualunque parte politica provengano e di qualsiasi religione si servano. “Ogni centesimo speso in sicurezza non sarà un costo ma un investimento se ci ricordiamo cosa stiamo difendendo: la nostra identità“.

Difendere la propria identità significa anche non cadere nella trappola dei terroristi, non fare il loro gioco, non rispondere alla violenza con la chiusura, all’estremismo religioso con l’estremismo politico. E’ in questo senso che “la vittima collaterale di Parigi può essere l’Europa”.

Da questa crisi si può uscire solo con una forte risposta identitaria, solo rafforzando quei valori che hanno fatto dell’Occidente e dell’Europa il modello che i terroristi vogliono colpire. Tutto questo Renzi lo ribadirà giovedì all’Eliseo quando incontrerà François Hollande, venerdì a Roma quando incontrerà il vicepresidente americano Joe Biden e negli altri incontri internazionali dei prossimi giorni. Un leader che appare cresciuto e che è ormai pronto a fare la sua parte per portare il Vecchio Continente fuori dalle tenebre dell’odio.

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