La “buona università” inizia con nuovi contratti per i ricercatori

Ricerca
Una immagine della manifestazione dei ricercatori precari a fianco del Ministero della Funzione Pubblica a Roma, 14 novembre 2014.             ANSA / MAURIZIO BRAMBATTI

Atteso per l’autunno un appuntamento importante per realizzare finalmente il ricambio generazionale negli atenei

Con i decreti attuativi del Jobs Act, nel capitolo protezione sociale, è stata introdotta la Dis-Coll, un sussidio di disoccupazione per i precari, per superare gli interventi una tantum dell’Inps.

I collaboratori coordinati e continuativi (co.co.co.) e a progetto (co.co.pro.) avranno diritto a un nuovo strumento di sostegno al reddito nei periodi di non lavoro. Si tratta di una misura sperimentale per tutto il 2015, andrà a regime con la semplificazione delle forme contrattuali, in particolare con il superamento delle collaborazioni a progetto a partire dal 2016.  Per giudicarne l’efficacia bisognerà aspettare ancora qualche tempo, da subito si registra lo scontento degli esclusi. Infatti, la Dis-Coll non riguarda i precari dell’università e degli enti di ricerca, circa 60mila persone, tra assegnisti di ricerca, dottorandi e borsisti.

È in corso ormai da mesi una diffusa mobilitazione per chiedere l’estensione delle tutele anche ai precari della ricerca, il Pd ha presentato un’interrogazione chiedendo al ministro Poletti di sanare l’ingiustizia.

Le diverse forme di contratti precari costituiscono la base sulla quale poggia il sistema universitario e della ricerca. A cinque anni dall’attuazione della riforma Gelmini, il ricambio generazionale non è mai arrivato in cattedra, la tenure track è stata un fallimento. Permangono una serie di colli di bottiglia che tengono lontani i giovani dalla carriera universitaria. Oltre il 91% dei ricercatori non diventerà mai professore: lo racconta il quinto rapporto Adi, l’associazione dottorandi e dottori di ricerca. Di anno in anno, con il blocco del turn over, si riduce il tasso di trasformazione dei contratti di ricerca a tempo indeterminato e aumenta il tasso di espulsione dei ricercatori dagli atenei.

Si tratta di una perdita per la collettività, uno spreco delle risorse pubbliche investite nell’istruzione, uno sfregio verso l’impegno di migliaia di giovani.

Dal Politecnico di Torino, all’inaugurazione dell’anno accademico, Matteo Renzi ha parlato del 2015 come anno costituente per l’università. La novità principale pare riguarderà la riforma dei contratti, semplificando le forme attuali a favore di un percorso lineare di accesso al ruolo. Uno “sblocca università” lo ha definito Francesca Puglisi, responsabile istruzione del Pd.

Semplificazione dei frammenti contrattuali post-doc, maggiori diritti per chi lavora, impegno di nuove risorse economiche, da investire guardando al futuro e non solo alla gestione del quotidiano. Sono queste le tre questioni principali che i ricercatori, mobilitati online e nelle piazze, hanno rivolto alla politica e al Governo. L’appuntamento è per l’autunno, quando con la ripresa delle lezioni è attesa la “buona università” firmata Renzi.

Vedi anche

Altri articoli