La Brigata ebraica è parte della storia della Liberazione d’Italia

25 aprile
Stefano Parisi con La Brigata ebraica durante la manifestazione del 25 aprile per la liberazione d'Italia . Milano, 25 aprile 2016.  ANSA/MOURAD BALTI TOUATI

L’approvazione all’unanimità della proposta di legge sul riconoscimento alla Brigata ebraica del più alto degli onori militari del nostro Paese è la migliore risposta alle polemiche di questi giorni

Composta da giovani volontari ebrei provenienti dalle terre del Mandato britannico in Palestina, la Brigata ebraica si distinse per alcune valorose azioni di combattimento, soprattutto in Emilia Romagna, dove a Piangipane c’è il cimitero di guerra dei suoi caduti. In particolare, il 19-20 marzo 1945 alla Giorgetta, per la prima volta come esercito con una propria bandiera, gli ebrei affrontarono le truppe del Reich e le sconfissero ricacciandole al di là del Senio. Parteciparono inoltre alla liberazione di Ravenna, occupata dai paracadutisti del Reich.

IMG_1624Il significato più alto dell’azione della Brigata ebraica però deriva da due fatti. In primo luogo, dal coraggio mostrato dai suoi componenti: questi, tutti ebrei, volontariamente si resero disponibili a partecipare alla lotta di Liberazione dell’Italia, pur sapendo che in Italia, in virtù delle leggi razziali in vigore dal 1938, rischiavano la persecuzione e la deportazione. Un destino drammatico che era già toccato in sorte alla grande maggioranza dei 37 volontari, provenienti soprattutto dai movimenti pionieristici sionisti, e arruolati nelle Special operation executive britannica di unità aviotrasportate, inviati nel territorio occupato dai nazisti per azioni d’infiltrazione, di collegamento con i partigiani locali e per trarre in salvo i prigionieri di guerra, i rifugiati e coloro che erano riusciti a evadere dai campi di concentramento o di sterminio. Molti di essi caddero e tra loro Enzo Sereni (1905-1944) che, catturato in Italia, venne inviato a Dachau, dove morì. Il coraggio di chi, sapendo quel che era toccato in sorte a questi 37 valorosi, insistette per arruolarsi e partire, fu un atto eroico.

In secondo luogo, la Brigata ebraica, riconoscibile dalle peculiari mostrine e dalla bandiera, ebbe il merito di riscattare la stella di Davide dall’essere ricordata in Europa come « marchio d’infamia » imposto dai nazisti sugli abiti degli ebrei delle terre occupate in Polonia già dal 1939. A questo si aggiunse il prezioso lavoro che la Brigata fece dopo la Liberazione, per ricercare e mettere in salvo dei sopravvissuti ai campi di sterminio nazionalsocialisti, per restituire alle comunità ebraiche europee speranza e senso di rinascita attraverso la riapertura delle scuole e la ricostruzione dei luoghi delle comunità in Europa.
Per questo, ho presentato una proposta di legge perché il Presidente della Repubblica possa riconoscere alla Brigata ebraica il più alto degli onori militari del nostro Paese, la Medaglia d’oro al valori militare. E proprio per questo, l’approvazione in Commissione Difesa della Camera, avvenuta oggi all’unanimità, è la migliore risposta alle polemiche di questi giorni. Un riconoscimento alto e condiviso da tutte le forze politiche che allontana le posizioni rumorose e assolutamente minoritarie di chi vuole piegare la storia alle esigenze di una polemica per la visibilità, sterile e divisiva. Nella memoria di chi si è messo al servizio di un ideale più grande e ha combattuto per la nostra libertà e per la democrazia, dobbiamo invece continuare a fare atti che qualifichino il 25 aprile come una festa di tutti.

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