La Brigata Centrista 2018

Politica
WCENTER 0XHHAFPMFH                20070705 - ROMA - HUM - CAMERA: RISTORAZIONE A PRIVATI, RISPARMIO PER 3,7 MLN/ANNO. La buvette ( bar ) della Camera dei Deputati. Via libera dell'ufficio di presidenza della Camera all'esternalizzazione del servizio di ristorazione di Montecitorio. L'operazione e' stata decisa stamani, e consentira' alla Camera un risparmio annuo di circa 3.700.000 euro.  ANSA / ETTORE FERRARI /DC

Sebbene divisi in gruppi, gruppetti e sottogruppi, tutti i “centristi” condividono una preoccupazione vitale

I giornali riportano da qualche giorno movimenti affannati – resi ancor più faticosi dall’afa estiva – nell’area politico-parlamentare che va sotto il nome di “centro”. Si tratta, come sanno i cultori della materia, di un’area estremamente frastagliata e complessa, composta – speriamo di non dimenticare nessuno – da alcuni gruppi fuoriusciti da Forza Italia (l’Ncd di Angelino Alfano, la verdiniana Ala e i Conservatori di Raffaele Fitto), dalle varie componenti di Scelta civica (il cui segretario, Enrico Zanetti, ha appena lasciato il partito), da quel che resta dell’Udc (senza Pierferdinando Casini, però, che ormai fa parte per sé), e, più recentemente, da ulteriori fuoriusciti da Ncd, capitanati da Gaetano Quagliariello.

A tutti costoro vanno poi aggiunte le numerose componenti del Gruppo misto, che soltanto al Senato, includendo Gal e gli autonomisti, conta una sessantina di parlamentari variamente organizzati.

Sebbene divisi in gruppi, gruppetti e sottogruppi, tutti i “centristi” condividono una preoccupazione vitale: spingere la legislatura fino alla sua scadenza naturale, nel 2018, e possibilmente trovare il modo di restare in Parlamento anche dopo le elezioni.

Il primo obiettivo, scontato fino al mese scorso, appare oggi più problematico: una eventuale vittoria del No al referendum di novembre potrebbe segnare il punto di non ritorno non soltanto per il governo Renzi, ma anche per le Camere che oggi lo sostengono. Nasce da questa preoccupazione l’idea, che viene attribuita a Denis Verdini, di procedere ad una (ri)unificazione delle sparse membra del “centro” per costruire un rassemblement che vada da Alfano a quella parte di Scelta civica che non è già entrata nel Pd, da Fitto agli autonomisti delle diverse scuole, da Verdini, appunto, a Lupi e Quagliariello.

In buona sostanza, si lavorerebbe per dar vita ad un gruppone centrista che rimetta insieme tutti coloro che stavano con Berluscni e con Monti, che oggi appoggiano o non ostacolano Renzi, e che domani, se il referendum dovesse andare male, sono pronti a sostenere qualsiasi governo pur di non tornare alle elezioni.

Anche perché il secondo obiettivo strategico dei “centristi” – guadagnarsi un seggio nella prossima legislatura – non è affatto semplice: sono tantissimi, mentre gli elettori sono pochini. Del resto, è sempre stato così: con l’eccezione di Scelta civica, che grazie a Monti –ma soprattutto a Bersani e Berlusconi – riuscì nel 2013 a superare il 10%, la Seconda repubblica ha sempre visto un clamoroso fallimento elettorale dei “centri” che si sono via via formati.

L’idea di modificare l’Italicum per consentire alle coalizioni, e non alle singole liste, di gareggiare per il premio di maggioranza serve precisamente a questo scopo: a riportare cioè in Parlamento chi non ha abbastanza voti per entrarci con le proprie forze. Insufficienti a garantire da soli un congruo gruzzolo di seggi, i pochi voti “centristi” sarebbero però preziosissimi per aiutare il Pd (o Forza Italia) a vincere il ballottaggio.

È un meccanismo ben noto, che ha prodotto in questi vent’anni ricatti, rovesciamenti di fronte e fenomeni di trasformismo sconosciuti alla Prima repubblica. Difficile che Matteo Renzi, comunque vada il referendum costituzionale, sia disposto a seguire questa strada, che segnerebbe un oggettivo passo indietro e un ritorno di fatto all’instabilità.

Ma è anche vero che i “centristi” sono preziosi in Parlamento, e segnatamente al Senato: bisognerà dunque rabbonirli e, intanto, guadagnare tempo. Fino a novembre: quando il voto referendario segnarà un drastico cambio di passo della legislatura, e le chiacchiere estive saranno soltanto un ricordo.

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