L’8 marzo e l’identità della sinistra

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Un momento del flash mob ''One billion rising'' contro la violenza sulle donne in piazza Vittorio Emanuele a Roma, 14 febbraio 2016. 
ANSA/GIORGIO ONORATI

Le conquiste dell’universo femminile riguardano tutte e tutti, assai oltre i confini di un’area politica

L’anelito verso l’eguaglianza è da sempre costitutivo del Dna della sinistra. Le donne, però, nel corso dei decenni, hanno saputo affermare un principio fondamentale: la differenza di genere non è una semplice variante di quella di classe. Non solo: la lotta per le pari opportunità e per l’emancipazione femminile va affiancata a quella per il riconoscimento della differenza. In tal modo è possibile un autentico percorso di liberazione, valorizzando ad esempio la tenerezza, come uno degli attributi di fondo dell’ “universale femminile”, da non ridurre a un indistinto “universale” neutro-maschile. E in ciò vi è un contributo formidabile anche all’identità della sinistra.

Infatti, se è vero che nei lustri precedenti la tutela delle minoranze era divenuta parte integrante del patrimonio ideale e delle pratiche della gauche, è con gli anni ’80 che si afferma appieno l’importanza delle differenze: da quella sessuale e di genere, appunto, alla biodiversità. L’equità (vocabolo che non ha mancato di suscitare polemiche vivaci) si traduce in pari opportunità, in alleanza dei meriti con il bisogno, in promozione e tutela della differenza.

Le elaborazioni di un autore come Amartya Sen, poi, coniugano mirabilmente i principi dell’uguaglianza e della differenza. Ai fini del benessere individuale e collettivo, non è importante raggiungere gli stessi standard di consumi o una soglia alta di reddito, bensì acquisire quelle capacità e quei livelli di funzionamento tali da renderci “agenti morali”, non “pazienti morali”. Ed essere agente morale vuol dire in primis poter scegliere fra funzionamenti diversi.

Le conquiste dell’universo femminile riguardano tutte e tutti, assai oltre i confini di un’area politica. La sinistra, però, proprio grazie a tale mutamento di paradigma, si caratterizza oggi per una costante e feconda tensione fra eguaglianza e differenza. Ed è da tale tensione che scaturisce, in definitiva, la lotta per la libertà. Per una libertà non solo astratta e vanamente proclamata, ma effettivamente vissuta.

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