Kafka in Vaticano/2. Continuiamo così, facciamoci del male

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Nuzzi e Fittipaldi processati con regole assurde per un fatto che non c’è. Lo Stato italiano non può stare zitto

Ci vorrebbero le penne di André Gide (“I sotterranei del Vaticano”, 1914) o di Franz Kafka (“Il Processo”, 1925) per raccontare con la dovuta, terribile ironia la vicenda – reale – di cui sono protagonisti i due giornalisti italiani Gianluigi Nuzzi e Emiliano Fittipaldi, “colpevoli” di aver pubblicato due libri, “Via Crucis” e “Avarizia”, pieni di fatti, notizie e documenti sui gravissimi scandali delle finanze vaticane.

I due sono perseguiti dalla giustizia della Santa Sede, che ha regole di procedura penali di 80 anni fa. Il processo (ci metteremmo le virgolette, però, il “processo”), si è aperto ieri con una udienza abbastanza farsesca. Come scrive in un ottimo articolo sulla Stampa Luigi La Spina, “è stato impedito ai due imputati di un crimine non ben delineato di poter essere assistiti dai loro legali di fiducia e, così, sono stati affidati, con una sbrigativa procedura, ad avvocati d’ufficio che non hanno avuto il tempo di preparare una adeguata difesa, magari consultandosi con i colleghi che, con maggior conoscenza dei fatti, pensavano di poter esercitare questo incarico”.

Siamo davanti a una cosa davvero assurda. Colpisce il silenzio delle autorità italiane sul fatto che due cittadini italiani vengano “processati” da uno Stato straniero per quello che hanno scritto.

Ma anche qui conviene leggere quanto ha scritto La Spina, perché non troveremmo parole più esatte: “Quello che non è accettabile, però, è che due cittadini italiani, i cui libri sono stati stampati in territorio nazionale, rischino, da uno Stato estero, una pena che può arrivare a otto anni di detenzione per aver pubblicato notizie, fatti, dati non smentiti, anzi attraverso una documentazione inoppugnabile. Notizie, fatti, dati di sicura ‘rilevanza pubblica’, la cui pubblicazione è consentita sia dalla Costituzione italiana all’articolo 21, ma soprattutto dalla Corte d’Europa che, con una giurisprudenza ormai consolidata da numerose sentenze, stabilisce che ‘l’interesse pubblico’ debba prevalere persino quando viene violato un segreto di Stato”.

A pochi giorni dall’apertura del Giubileo della Misericordia, il “processo” contro Nuzzi e Fittipaldi suona ancora più surreale. Una vicenda sulla quale prima si cala il sipario e meglio sarà: non solo per i due colleghi ma soprattutto per la Chiesa di Bergoglio impegnata in una gigantesca opera di riforma, che ha bisogno anche di segni innovativi su piccole storie come questa.

P.S. Leggiamo oggi, sempre sulla Stampa (evidentemente memore di essere il giornale della Torino laica) un pezzo di Giacomo Galeazzi che nota come ci sia una specie di scaricabarile fra ministero della Giustizia e ministero degli Esteri su chi debba occuparsi della questione. Ecco, continuiamo così, facciamoci del male.

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