Italicum, la Consulta rinvia. Battaglia tra mozioni alla Camera

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Slittata l’udienza del 4 ottobre. Tempi più lunghi per cambiare la legge

Come previsto, è slittata l’udienza del 4 ottobre, in cui la Corte Costituzionale si sarebbe dovuta esprimere sulla incostituzionalità di alcuni punti dell’Italicum in base ai ricorsi presentati dai tribunali di Messina e Torino. Lo ha comunicato il presidente della Consulta, Paolo Grossi, «sentito il collegio». Una nuova data ancora non c’è, ma è probabile che slitti a dopo il referendum. Il che allunga i tempi anche per le modifiche parlamentari della legge elettorale, cosa che reclama la minoranza dem per accettare il Sì al referendum. Un passaggio chiave è l’assemblea del gruppo Pd alla Camera, stasera.

Sembra sfumata la possibilità che il Nazareno presenti una mozione unitaria per cambiare l’Italicum, come chiede la sinistra, limitandosi ad esprimere la disponibilità ad apportare delle modifiche. Ci sono alcune ore per decidere, molto dipenderà dal dibattito nel gruppo.

Di mozioni a Montecitorio ne stanno arrivando una dopo l’altra. Ieri è iniziata la discussione generale su quella presentata da tempo da Sinistra Italiana Sel, che impegna la Camera a modificare l’Italicum e che sarà votata domani. Ma non è l’unica, i Cinque Stelle ne avanzeranno un’altra e anche Ap (che vorrebbe una mozione unitaria della maggioranza).

Secondo il gruppo Pd la mozione di Si-Sel è «sbagliata» perché si sostituisce al giudizio della Consulta. La sinistra dem voterà contro tutte le mozioni, puntando alla presentazione di una proposta Pd, come vanno chiedendo sia Roberto Speranza che Gianni Cuperlo. E Pier Luigi Bersani si aspetta «dal governo» una iniziativa «per evitare che i senatori nuovi vengano fatti a tavolino, che con il 25% uno pigli tutto e che i deputati vengano nominati non si sa da chi».

Sul referendum l’ex segretario Pd non darà indicazioni di voto (quindi ha un atteggiamento meno ultimativo) ma si aspetta che venga «tolto dal terreno il punto inquietante che è quello democratico-elettorale». E stamattina i bersaniani si riuniranno in vista dell’assemblea Pd. La data del referendum sarà decisa nel Consiglio dei ministri la prossima settimana (il 26 settembre),come ha annunciato Matteo Renzi, le due domeniche probabili sono il 27 novembre o il 4 dicembre.

Il premier nella e-news ribadisce che «il dibattito non è sulla legge elettorale, non è sulla durata della legislatura, non è sui poteri del premier». Così come la ministra Maria Elena Boschi cerca di separare i destini del referendum e della legge elettorale «che è una legge ordinaria e si può cambiare in Parlamento», ma fa notare che «né Fi, né M5s sono intenzionati a cambiare l’Italicum in questa fase».

La minoranza dem però insiste e si aspetta che stasera, nell’assemblea del gruppo Pd, la maggioranza avanzi una proposta come partito. L’obiettivo è convincere Renzi a ribaltare il punto di vista: non rimandare al Parlamento la ricerca di una maggioranza per cambiare l’Italicum, ma farsi promotore come gruppo più forte e poi sondare le opposizioni. Insomma, «Renzi deve trovare la sintesi», è l’idea della sinistra dem. Nel merito della legge elettorale sul piatto c’è il “Bersanellum” proposto da Speranza, con il ritorno dei collegi uninominali sui quali è convinto anche Cuperlo, che parte da tre principi: rappresentanza, rapporto diretto elettori-eletti e governabilità.

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