Italians / Il silenzio nella Tube di Londra, specchio di un Paese sotto shock

Community
London-underground-sign-1024x768

Il senso di insicurezza pervade ogni conversazione: ‘E ora cosa farai?’ La risposta è un sonoro ‘boh’

Molti di noi sono andati a dormire in un mondo in cui gli exit-poll per il Brexit davano in vantaggio il Remain. Si era in un posto umido e freddo come solo Londra sa essere a giugno, ma tutto sommato l’idea era quella di vivere in un paese che pendeva verso il futuro, con buona integrazione della grande comunità internazionale e un senso di sicurezza abbastanza solido. Al risveglio tutto è cambiato drasticamente. La reazione principale mentre giravano i primi Whatsapp e i primi commenti su FB è stata di incredulità e di amarezza. Qualche sprazzo di ilarità ogni tanto.

Il termometro della situazione in questa città è sempre stata la metropolitana: ieri con il diluvio che si è abbattuto a Londra la Tube era nel caos più totale: tutti erano esasperati, isterici e inveivano contro la scarsa igiene altrui. Ma la sensazione era quella solita, di una trincea fatta di commilitoni e compagni di mille battaglie (o viaggi) che si sostengono a vicenda quando il caldo e la ressa fanno svenire qualcuno.

Stamattina invece molti mi dicono che si percepiva una tensione assurda: nessun ‘sorry’, nessun sorriso di circostanza e addirittura qualche lamentela e qualche parola ad alta voce. Cosa che non ti aspetteresti nella Tube di Londra, neanche se arrivasse uno Zombie con la Oyster in mano.

Il senso di insicurezza pervade ogni conversazione da stamattina e tutti gli amici ci chiedono: ‘E ora cosa farai?’ La risposta è un sonoro ‘boh’. Perchè tutto attorno a questo referendum è stato fumoso, incerto e poco chiaro a tutta la popolazione; immaginarsi un futuro quando la nebbia di incertezza avvolge i prossimi due anni al momento è impossibile. Un sacco di bugie sono state dette: pagine di dati falsi sono stati dati e smentiti. Promesse sono state fatte e, a poche ore dal voto, già ritrattate (Farage ha ripetuto per mesi che tutti i soldi dati all’Europa sarebbero confluiti verso il NHS, cosa che ha appena affermato di non poter mantenere, giusto per fare un esempio).

Ieri ho incontrato una collega che mi ha raccontato di aver passato gli ultimi giorni tra attacchi di pianto: ha investito 11 anni della sua vita in questo paese, proprio per una serie di valori che sono appena stati spazzati via, in una notte che ha distillato il senso di paura e frustrazione di una classe media che non è più tale da molto tempo. Una classe ormai anziana e in pensione, o quando leggermente più giovane, sempre meno istruita per colpa del costo della vita sempre più alto. Che sta rintanata nelle campagne lontano da Londra e dal suo sproloquio di razze, di vivacità e di difficoltà create dal vivere in una città sovraffollata. Questa classe non capisce l’anima multiculturale cosmopolita di Londra, ne ha paura e si è fatta facilmente cullare dalle lusinghe di chi prometteva un ritorno a un passato che non ha più modo di tornare.

Ecco, forse la sensazione più forte al momento è che il proprio futuro sia stato deciso da chi quel futuro non lo vedrà perché oggettivamente vecchio o da chi quel futuro non vuole o non può viverlo.

Scrivi la tua opinione su Unità.tv

Vedi anche

Altri articoli