Italians / Da oggi mi sento minoranza a casa mia

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La riflessione di una lavoratrice italiana residente a Londra

Mi sono svegliata stamattina con la faccia gongolante di Farage in tv, tornato dal regno dei morti proprio grazie al referendum.  Dopo la sonora sconfitta ricevuta alle ultime politiche, pensavamo di essercelo tolto di mezzo, e invece no. Che gioia.

Ci potevamo aspettare un risultato del genere? Forse sì, d’altronde la Gran Bretagna è sempre stata un giocatore particolare al tavolo europeo. Sempre lontana, sempre diversa. A ciò bisogna aggiungere l’attuale situazione politica europea, che non dà certezze, che è vista come presenza autoritaria e ingiusta, a volte non a torto – remember Greece?

Ma ciò che è successo è, soprattutto, un voto di ignoranza, di provincialismo, di populismo che avanza (non solo qui). Un voto che è stato manipolato dai media di questo Paese che hanno cavalcato in maniera sconsiderata un fenomeno migratorio che è diventato “il male assoluto” da sconfiggere il prima possibile. I flussi elettorali ci hanno mostrato un elettorato vecchio, impaurito e arrabbiato: convinto che gli immigrati, gli stranieri – quelli come me insomma – sono qui per rubare il lavoro o per usufruire in maniera impropria di benefits elargiti dal governo.

Chi ha votato per il Leave sono persone che probabilmente non hanno piena consapevolezza delle conseguenze che questo voto porterà sull’economia europea e quali implicazioni socio-politiche ci saranno, perché seriamente sono convinti di saperne di più e meglio di studiosi e accademici. Questo voto li porta, e ci porta, indietro nel tempo, ad una visione medievale e gretta, meschina e, anche fascista, visti i personaggi che oggi rappresentano questo Paese.

La prendo sul personale? Sì,  assolutamente. Perché sono personali le conseguenze di questo referendum, e sono personali anche l’intolleranza e il razzismo in netto aumento nel Paese e che questa campagna per Brexit ha tirato fuori.

La Gran Bretagna è molto cambiata. Quando mi sono trasferita qui 8 anni fa, una campagna del genere, con quei messaggi e quei cartelloni pubblicitari sarebbero stati impensabili. Oggi, qui nessuno fiata: è “freedom of speech”, bellezza! Magari soltanto un po’ di cattivo gusto, ecco.

Così come è stata priva di gusto – ed anche, sinceramente, terrificante- la sparata mattutina di Farage: “Abbiamo vinto senza neanche un colpo di pistola” ha detto. Dimenticando un episodio che ha sconvolto tutta Europa: la barbara aggressione, soltanto qualche settimana fa, di Jo Cox uccisa da un militante ultranazionalista.

In queste ore i miei amici inglesi, il mio fidanzato inglese, mi stanno esprimendo grande solidarietà. Sono tristi, incazzati, preoccupati, imbarazzati. Rappresentano una società diversa che in questi mesi non è riuscita ad emergere, offuscati e alla fine sconfitti, dalle bugie di una classe politica inadeguata.

La più grande responsabilità ce l’ha David Cameron, venditore di pentole antipatico, che passerà alla storia per aver concesso un referendum inutile e pericoloso, il cui risultato sta già danneggiando economicamente il Paese e che porterà probabilmente a nuove divisioni: dall’indipendenza della Scozia ed un referendum per la riunificazione dell’Irlanda. Ma anche le politiche dei conservatori al governo che hanno impoverito una parte della popolazione già debole, in crisi di opportunità e privata di un futuro dignitoso. Rispondere alle loro richieste era necessario, non solo quando si cercano voti.

Oggi mi rendo conto, ancora una volta, di fare parte di una minoranza. Esserlo in un Paese e in una città che amo, e che da otto anni chiamo “casa”, fa davvero male.

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