#iostoconIvan Storia di una staffetta per i diritti

Diritti
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In 48 ore oltre 1.400 iscrizioni su facebook per dare sostegno all’iniziativa di Ivan Scalfarotto, in sciopero della fame per la calendarizzazione del ddl Cirinnà

Quando ho letto il pezzo con cui Ivan Scalfarotto annunciava l’inizio del suo sciopero della fame per la calendarizzazione del ddl Cirinnà, perché “il tempo non basta più” ho subito avvertito la necessità di fare qualche cosa anche io, ho sentito il bisogno di non rimanere con le mani in mano per non lasciare da solo Ivan in una lotta in stile Don Chisciotte contro i mulini a vento . Così quando Benedetto Gerbasio prima e Chiara Meazza dopo mi hanno proposto di lanciare una staffetta del digiuno come fu per la legge elettorale e a sostegno di Roberto Giachetti, io non ci ho pensato su due volte ad imbarcarmi in questa nuova avventura.

Così nel giro di un paio di giorni abbiamo fondato un gruppo su Facebook che ci è servito come base organizzativa per raccogliere le adesioni e successivamente una pagina, sempre su Facebook, con la quale condividere al meglio i nostri contenuti e le foto dei “digiunanti” con cartelli e hashtag di rito: #digiuniAMO e #stoconIvan.

E le adesioni sono arrivate, spontanee, e molto trasversali. Nel giro di poco più di 48 ore abbiamo superato le 1400 iscrizioni sul gruppo e le disponibilità al digiuno hanno superato la quota 100 persone, che dal 6 luglio fino alla chiusura estiva delle Camere si scambieranno virtualmente il testimone, giorno dopo giorno, in una vera e propria maratona del digiuno.

Quello che personalmente mi ha stupito, in maniera molto positiva, è stato il sostegno massiccio di persone eterosessuali che, oltre giustamente ai cittadini LGBT che lottano per i propri diritti, sentono anche sulle loro spalle questa battaglia non più procrastinabile per l’estensione dei diritti umani (perché di questo si sta parlando) nel nostro Paese.

Certo, l’iniziativa ha suscitato non poche perplessità e non poche critiche, soprattutto sulla persona di Ivan, che da sottosegretario del governo Renzi, viene accusato di fare molta propaganda e pochi fatti.

Ad Ivan va sicuramente il merito di aver acceso un faro su una legge che rischiava, e rischia ancora, di essere accantonata per riparlarne a data da destinarsi dopo la pausa estiva. Ma questa non è solo la battaglia di Ivan, o per lo meno non lo è più. Questa è la battaglia di tutti quelli che chiedono al Parlamento una data certa per l’approvazione del ddl Cirinnà. Perché qui non si sta protestando contro il governo o sul “se” fare la legge o meno. Qui, cittadini non più disposti a vedere il tema dei diritti civili sacrificato sull’altare del “c’è ben altro da fare”, stanno chiedendo un “quando”. Ora si possono fare due cose, entrambe legittime e rispettabili s’intende, restare a polemizzare per chiedere le (inutili) dimissioni del sottosegretario Scalfarotto oppure unirsi a lui e a noi per chiedere a gran voce una rapida approvazione della legge sulle unioni civili. Ognuno poi sceglierà liberamente da che parte stare.

 

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