Io, ex bassoliniano, sono stanco del suo modo di fare politica

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Antonio Bassolino, in corsa per le primarie del centrosinistra in vista delle comunali della prossima primavera, durante la visita alla onlus 'Figli in famiglia' di San Giovanni a Teduccio, quartiere 'difficile' della periferia di Napoli, che si occupa di famiglie e bambini disagiati, 23 novembre 2015. ANSA/ CESARE ABBATE

Oggi i padri si sentono proprietari dello scettro del comando e non vogliono lasciarlo ai figli. Costi quel che costi

Questa è l’impressione che percepisco in questi giorni ma anche da un bel po’ di tempo a questa parte: i padri si sentono proprietari dello scettro del comando e non si arrendono davanti a nulla, neanche davanti all’evidenza. Non parlatemi delle cose che sono successe alle ultime primarie (sono pochi casi e anche poco documentati), è semplicemente una scusa, la realtà è che se vinco io (padre) stiamo tutti uniti, giustamente, se vinci tu (figlio) io ho diritto di pensare altro, anche che posso essere stato truffato (da mio figlio): assurdo!

Ho conosciuto Antonio Bassolino tanti anni fa quando facevo politica attiva (l’ultima mia tessera politica era del Pci), era uno dei dirigenti politici a cui facevo riferimento insieme a tanti altri. In quegli anni si discuteva tantissimo e qualche volta si litigava anche, ma finite le discussioni e le litigate si stava tutti sullo stesso carro con la bandiera rossa in mano.

Ora tutto è cambiato e al posto della bandiera rossa abbiamo messo i risentimenti. Che peccato! È vero, la bandiera rossa non va più di moda, ma i risentimenti mi sembrano un po’ troppi. E poi chi l’ha detto che non va più di moda? Sono altre mani che la portano, con altre idee altri obbiettivi, come abbiamo fatto noi nei confronti dei nostri padri. Non ho mai sentito mio padre dirmi che stavo sbagliando ma solo che “se queste sono le tue idee, battiti per loro e portale avanti, ciò che posso fare è cercare di starti dietro e se mi è possibile aiutarti”.

Tutto quello che vediamo in questi giorni dentro il Pd succede perché un pugno di quarantenni (nostri figli) hanno preso in mano il partito, più che per merito loro per demerito “nostro”: in tutta la mia vita politica sono stato sempre secondo (quando mi è andata bene), ora che ho la possibilità di sentirmi primo si sta facendo di tutto per farmi restare secondo: che peccato!

Caro Antonio (scusami il tu) non sei più quel dirigente che ho conosciuto e sicuramente anch’io non sono più quello di trent’anni fa, sono solo stanco di essere l’eterno secondo. Ho fatto tanti errori nella mia vita, ma sicuramente non ho sbagliato a smettere di fare politica attiva. In questo modo di fare politica non mi sarei trovato, anzi mi sarei già perso da molto tempo.

Nonostante tutto, il mio cuore batte sempre lì, la sinistra fa parte del mio Dna con tanti alti e bassi: purtroppo! Un po’ dipende anche da te.

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