Io di Sel vi dico che è un errore archiviare l’unità con il Pd

Amministrative
Pisapia_Guerini

Può permettersi la sinistra di abbandonare la lotta politica sul futuro del Paese proprio sul terreno in cui può produrre risultati visibili e intellegibili? Chiudere l’anomalia di tanti governi locali, aiuta o allontana un’alternativa?

Nelle ultime settimane si è fatto più vivo il dibattito sulle alleanze locali, in vista delle future amministrative. Furbizie e appelli dell’ultima ora, che pure ci sono, non possono però far da velo alla sostanza di una questione che riguarda contemporaneamente il futuro di comunità importanti e il profilo politico della sinistra che verrà. Tutto è partito dall’iniziativa di tre sindaci, Giuliano Pisapia, Marco Doria e Massimo Zedda, tre esponenti della sinistra a sinistra del Pd, eletti sindaci a capo di coalizioni di centrosinistra, che, al termine di un ciclo di governo locale importante per le loro città, con una lettera aperta che prende le mosse dalla preoccupante vittoria della destra francese nel primo turno delle regionali hanno chiesto al Pd, alla sinistra e ai movimenti civici che li hanno sostenuti di proseguire quelle esperienze, diverse dal quadro politico nazionale.

Essendo arcinota la indisponibilità di Pisapia a un nuovo mandato, nessuno ha avuto il coraggio di tacciare di opportunismo questa iniziativa. Ciò nonostante, non sono mancate riduzioni semplicistiche, come al solito aggrovigliate intorno alla personalità del Presidente del consiglio: i sindaci sarebbero dalla parte di Renzi, mentre la sinistra della sinistra è contro Renzi. Scorciatoie interpretative che rischiano di prendere fischi per fiaschi. Il testo aveva piuttosto il merito di porre il tema concreto del destino di quelle comunità e di quelle esperienze di governo locale: lascito di un passato da archiviare o laboratori vivi di politiche alternative?

Il tema del futuro delle città che in questi anni sono state governate da coalizioni di centrosinistra e hanno conosciuto politiche espansive, innovative e solidali è reale e non riguarda solo la qualità della vita di coloro che abitano quei territori. I sindaci hanno chiesto un rinnovato investimento, lo hanno chiesto soprattutto al Pd renziano, visto che questa idea di coalizione confligge con il progetto di Partito della Nazione, ben spiegato da un altro sindaco, quello di Firenze, alla vigilia della Leopolda nella sua intervista al Corriere della sera. Una versione del partito piglia tutto, che supera lo schema della contrapposizione destra-sinistra – retaggio del secolo scorso – capace invece di parlare a tutti gli italiani. Un’idea che scivola facilmente verso lo svuotamento della democrazia, come si è visto con il fiorire degli incarichi commissariali e con la surreale girandola di nomi proposti indifferentemente per l’incarico di sindaco o di commissario, di questa o quella città, di questa o quella istituzione.

Siamo di fronte ad una profonda mutazione, ad una trasformazione del sistema politico che, a suo modo, interpreta e lavora sulla crisi della democrazia e delle forze politiche organizzate. È in atto un processo, una partita aperta. E il mutamento non è indolore. Non lo è socialmente, per gli effetti che le politiche di austerity hanno sulla vita delle persone, non lo è politicamente, basti pensare all’esodo dalla democrazia di larga parte dell’elettorato, alla diffusione dell’astensionismo, ma anche al radicamento della destra e alle chiusure razziste. L’appello dei sindaci coglie questa difficoltà e colloca le esperienze locali dentro una contesa sul futuro della sinistra.

Sono o non sono germi di alternativa? Certo, se si dà del Pd una lettura monolitica e terrorifica, non si capisce come si possano dare alternative a livello locale. Ma l’esperienza delle città e del governo locale rappresenta un quadro meno fosco. Il Pd ha sostenuto lealmente le amministrazioni di Pisapia, Doria e Zedda, ma anche quella di Vendola fino alla primavera scorsa. E tutt’ora la sinistra è in amministrazioni e governi regionali a guida Pd in molte parti del Paese, anche nel Lazio e in tanti municipi romani. Anche a Roma la faccenda è molto più complicata di quanto una semplicistica distinzione tra bianco e nero lasci intendere.

Può permettersi la sinistra di abbandonare la lotta politica sul futuro del Paese proprio sul terreno in cui può produrre risultati visibili e intellegibili? Chiudere l’anomalia di tanti governi locali, aiuta o allontana un’alternativa?

 

Cecilia D’Elia, coordinamento nazionale Sel

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