Invito a D’Alema e company: “Incoraggiate le scuole di formazione, non quelle di corrente”

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Massimo D'Alema partecipa alla Festa dell'Unità, Roma, 22 luglio 2015. 
ANSA/CLAUDIO PERI

Se davvero ci tenete a questo Partito cominciate col riconoscere i vostri errori e mettete a disposizione la vostra esperienza

“D’Alema: Renzi rottama il PD”. La lettura del richiamo in prima dell‘intervista a Massimo D’alema al Corriere della Sera mi ha provocato un sussulto. È un invito? Sta chiedendo, finalmente, anche lui di ringiovanire il Partito? Si sta facendo da parte? Ha capito che forse aveva un tantino esagerato invitando suoi amici a far parte di una giunta 5 stelle e quindi vorrà chiedere scusa? No, ahimè, niente di tutto questo.

Segue un’interessante intervista, firmata Aldo Cazzullo, dove nel catenaccio leggo addirittura: “era fatta meglio la Riforma Berlusconi”. Proseguo: chi mi conosce sa che sono un inguaribile romantico e cerco di vedere sempre il lato positivo delle cose. Leggo una, due, tre domande e ancora una, due, tre risposte. D’Alema ci dice che come sempre ha seguito le indicazioni di Partito e ha votato Giachetti, salvo poi sostenere che l’appello al voto per il “suo” sindaco sarebbe stato appoggiare una causa disperata (e quindi non l’ha fatto) e finire con un “voterò no alla riforma costituzionale”.

Ma come, Massimo? Non eri quello che segue le indicazioni di Partito? E non è forse troppo comodo giudicare Segretario, Presidente e gruppo dirigente del Partito per poi farsi indietro quando c’è da aiutare i nostri candidati nei territori? E poi perché alcuni candidati sì e altri no? Richiami la presunzione del tuo Presidente del Consiglio, non considerandolo intelligente come Blair, con questo solito atteggiamento da primo della classe che francamente ha un po’ stancato.

Io vorrei fare un appello a te e a tutta la minoranza Dem: se davvero ci tenete a questo Partito, fate un’intervista in meno sui giornali e nelle TV e rimboccatevi seriamente le maniche. Se davvero volete aiutare il PD, cominciate col riconoscere i vostri errori e mettete a disposizione la vostra esperienza per aiutare il nuovo gruppo dirigente, invece che cercare di continuo di farlo cadere nel tranello. Non aspettate al varco il primo risultato negativo, lavorate per evitarlo.

Contate nel Partito, invece che contarvi nei territori. Aiutate il ricambio generazionale, incoraggiate le scuole di formazione, invece che quelle di corrente. A quel punto Renzi non solo dovrà ascoltarvi, ma sarà costretto anche a seguirvi se lo avrete aiutato in questo difficile compito che è il Governo del Paese. I nostri volontari, gli amici e i compagni, sono stanchi di vedervi sempre litigare, se sono sempre meno quelli delle cucine nelle Feste dell’Unità, così come gli iscritti è anche per questo.

In poche parole: più unità e meno correnti. Più umanità e meno scontenti.

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