Intercettazioni, dal Pd nessun bavaglio

Giustizia
La presidente della Camera Laura Boldrini durante la cerimonia 'Servizio Civile - Giovani per una Italia solidale' a Montecitorio, Roma, 2 giugno 2015. ANSA/UFFICIO STAMPA CAMERA DEPUTATI ++ NO SALES, EDITORIAL USE ONLY ++

Walter Verini, capogruppo del Pd in commissione Giustizia rivendica le scelte del partito e parla di “disinformazione e cultura del nemico”

Ma davvero c’è chi, in buona fede, può pensare che questo Governo, questo Parlamento, questo gruppo parlamentare Pd passino il proprio tempo cercando di limitare il potere di indagine della magistratura, di favorire la criminalità, di impedire all’informazione di svolgere il proprio compito? Siamo sinceramente colpiti, innanzitutto, dal tono di certe reazioni. Penso innanzitutto all’opposizione e a 5 Stelle in particolare. Abbiamo provato a spiegarlo: non è in discussione il diritto-dovere di fare opposizione, di contrastare questo o quel provvedimento. Quello che preoccupa sono il tono e contenuti di queste posizioni, che in certi casi vanno oltre il cavalcare e praticare l’onda populista, per esondare verso pericolosissimi terreni che evocano cultura del nemico, odio quasi antropologico. Eppure lo sanno, questi signori, che nei cromosomi del Pd ci sono Pio La Torre e Piersanti Mattarella.

Sanno che in prima fila a combattere battaglie di legalità ci sono, insieme a tanti altri, personalità come – per citarne due – Davide Mattiello con il suo percorso in Libera e Donatella Ferranti. Sanno che questo Governo e questo Parlamento hanno allargato la punibilità del voto di scambio politico-mafioso. Hanno ripenalizzato il falso in bilancio. Hanno introdotto il reato di autoriciclaggio. Hanno istituito nel codice reati legati alle offese all’ambiente. Sanno che stiamo inasprendo i reati legati alla corruzione, quelli contro la pubblica amministrazione e raddoppiando i termini della prescrizione per questa fattispecie. Ed è noto che si sta concludendo il lavoro per rendere più efficace, snella e socialmente produttiva la confisca dei beni della criminalità organizzata.

Sanno che è in dirittura d’arrivo il nuovo codice degli appalti, che permetterà di contrastare più efficacemente piaghe che mortificano la legalità, l’etica pubblica e rendono meno competitiva l’economia e meno trasparente il mercato. Si sa, poi, che la riforma della Pubblica Amministrazione, con la semplificazione, i criteri di rotazione, potrà più efficacemente prevenire e combattere discrezionalità, opacità, corruzione. E i maggiori poteri dati all’Autorità Nazionale Anticorruzione, dopo la scelta di farla guidare a Raffaele Cantone, confermano questa volontà e questa linea. Passando in rassegna, invece, quelle critiche espresse in buona fede – così riteniamo – abbiamo letto allarmi, preoccupazioni che per la loro provenienza non debbono lasciarci indifferenti.

Ma anche qui pensiamo sinceramente si tratti di critiche poco fondate sui fatti. Perché ritenere, per esempio, che dopo due anni di indagini (al termine delle quali si dovrà decidere se archiviare o esercitare l’azione penale) assegnare un termine di tre mesi per una decisione in merito, senza la quale il Procuratore avoca a sé il provvedimento sia un impedimento alle indagini? Già ora il Codice prevede questi termini e un cittadino avrà pure il diritto di sapere se dopo ventisette mesi di indagini la sua posizione è di rinviato a giudizio o di archiviato? Del resto, aumentando i termini della prescrizione per certi reati particolarmente odiosi, è necessario, contemporaneamente, lavorare per accelerare i tempi del processo, tenendo insieme i principi del rispetto della legge e dei diritti di ogni cittadino. Le intercettazioni per noi erano e resteranno insostituibile strumento di indagine.

Di qualsiasi tipo: ambientali, telefoniche, a strascico e così via. Decide l’Autorità Giudiziaria. Punto. Qui il tema è la delega al Governo per la pubblicabilità. E’ un tema reale. Già nel 2008 il Pd, nel suo programma elettorale per le politiche, parlava esplicitamente di “conciliare lo strumento essenziale delle intercettazioni informatiche e telematiche al fine di contrastare la criminalità..la corruzione con diritti fondamentali come quello all’informazione e alla riservatezza e tutela della persona…”. La delega prevede lo strumento dell’udienza filtro, nella quale l’accusa, la difesa e il Giudice decidono quali sono le intercettazioni di rilevanza da inserire nel fascicolo e nel procedimento. Quelle saranno pubbliche. Quelle irrilevanti, di nessun valore o attinenti la sfera privata e ininfluente no. Credo si tratti di un indirizzo di civiltà e credo abbia fatto bene il Ministro Orlando ad annunciare di volere comunque coinvolgere, nell’esercizio della delega su questo punto, il mondo della Magistratura, dell’Avvocatura e quello dell’informazione.

Altro che bavagli!. Infine, la questione delle registrazioni fraudolente. Anche qui, tanto tuonò che non piovve. L’emendamento approvato, a firma Pagano, colpisce le registrazioni tra privati, estorte ai fini di danneggiare, colpire la reputazione, diffamare. Non c’entra niente il giornalismo d’inchiesta. Ecco la realtà dei fatti. Non pretendiamo che tutti gli atti del Governo, del Pd, e dello stesso Parlamento vengano giudicati positivamente. Il dissenso è parte essenziale della democrazia. Quello che non permettiamo è mettere in discussione i nostri fini: noi alla legalità e all’etica della Politica ci crediamo davvero.

Vedi anche

Altri articoli