Inizia la sfida per le città

Primarie
Le operazioni di voto per le primarie del centrosinistra per il candidato a sindaco di Napoli, nel quartiere di Scampia, 6 marzo 2016. ANSA/CESARE ABBATE/

Una bellissima domenica di buona politica, con affluenze di votanti da record da Trieste a Napoli

Nonostante l’affluenza non proprio esaltante alle primarie di Roma, affrontate con coraggio e con lo stesso spavento di chi è appena sopravvissuto a un terremoto e fra tanti soccorritori che pensavano fosse l’ultima cosa da fare quando invece è la prima perché la democrazia ha bisogno di partecipazione, quella di ieri è stata una bellissima domenica di buona politica, con affluenze di votanti da record da Trieste a Napoli. Il caso Roma smarrita da tempo, da oggi è sulle spalle non solo di Roberto Giachetti, il vincitore, ma di tutti, nessuno escluso. E non ci sono più solo macerie ma si può ricostruire.

I nostri candidati a sindaco sono ora in campo. Nomi non calati dall’alto né estratti dai fake di casa Grillo & Casaleggio né scelti in un salotto a tavolino ma spinti dal basso da decine di migliaia di persone in carne ed ossa. Nel Big Sunday che doveva essere da incubo per i tifosi e cultori dello sfascio in questa lunga stagione che con qualche ragione Bauman definì “liquida”, la differenza alla fine l’ha fatta il solito dettaglio che mancava alla loro narrazione: il popolo del centrosinistra. Non era sparito. E ieri, dopo le primarie di Milano, ha dimostrato che ha voglia di ritrovarsi e di voler essere pienamente coinvolto nella sfida elettorale. La verità è che quando il Pd si rimette in gioco sulla strada di primarie vere e chiama i cittadini a scegliere, il risultato è straordinario.

Alle 1.344 battaglie amministrative che iniziano oggi non serve però soltanto il consenso, ma un’idea di città nuove e moderne e una visione chiara delle trasformazioni urbane e dei diritti dei cittadini. C’è bisogno di tanti piccoli Big Bang per fare i conti con l’arretratezza delle infrastrutture o le buche del manto stradale. La capacità dell’Italia di riformarsi passa anche dalla consapevolezza locale che o si torna a pensare in grande oppure si resta a gestire l’esistente. Oggi è possibile rigenerare, pianificare e progettare con il superamento del cappio del patto di stabilità-stupidità. Serve però tenere altissima l’asticella della partecipazione popolare, l’unico antidoto all’antipolitica nelle sue varie formule nate dalla ribellione contro partiti e istituzioni che imbarcavano acqua da tutte le parti, e l’unica chance per vincere. Anche nei ballottaggi.

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