Informazione a rischio: il bavaglio della stampa in Egitto

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I dirigenti sindacali sono momentaneamente liberi ma se quest’atteggiamento repressivo dovesse continuare, rischiano fino a tre anni di carcere

Tempi duri per la libera informazione in Egitto. C’è il rischio reale, dopo le retate di fine maggio, che il Sindacato dei giornalisti finisca sotto amministrazione controllata. Si aspetta, con ansia, la decisione che dovrebbe esser presa, entro la fine mese, dal tribunale del Cairo. Se i giudici dovessero pronunciarsi in tal senso, tutti gli asset e i diritti finanziari del sindacato, sarebbero congelati. A tifare per questa soluzione è il Sindacato ‘indipendente’ della stampa, gruppo filo-governativo. Non c’è da meravigliarsi: in tutti i regimi ne è sempre creato uno.

Stando a quanto scrive l’Agi, nel frattempo, il giornalista Mustafa Bakry, che è anche un deputato pro-regime, starebbe promuovendo un disegno di legge mirante a rimuovere gli attuali direttori dei principali giornali controllati dallo Stato. Yehia Qalash, presidente del sindacato dei giornalisti, Khaled al Balshi e Gamal Abdel Rahim, membri del consiglio direttivo dell’organizzazione, che erano stati arrestati con l’accusa di aver protetto due giornalisti “latitanti” Mahmud al Saqqa e Amr Badr, sono stati rilasciati dopo aver pagato una cauzione di 1.123 dollari ciascuno. I due giornalisti, ritenuti “latitanti”, Mahmud al Saqqa e Amr Badr, erano stati arrestati durante un blitz delle forze di polizia.

I dirigenti sindacali sono momentaneamente liberi ma se quest’atteggiamento repressivo dovesse continuare, rischiano fino a tre anni di carcere. Altri loro colleghi stanno rischiando la pena di morte. Come si ricorderà Amr Badr, si era anche occupato dell’omicidio di Giulio Regeni, torturato a morte e barbaramente ucciso in Egitto. I rabbiosi provvedimenti, che il regime vuole adottare, sono una dura risposta al fatto che i rappresentati dei giornalisti hanno chiesto, dopo il blitz delle forze di sicurezza nella sede del sindacato, la destituzione del ministro dell’Interno e annunciate iniziative comuni di denuncia per queste gravi limitazioni alla libertà di stampa.

I governanti sono sordi a ogni appello, per ultimo quello di Amnesty International, che denuncia come l’arresto di queste figure del sindacato giornalisti rappresentino “una preoccupante battuta d’arresto per la libertà di espressione” qualificando ciò che sta accadendo come” l‘attacco più sfacciato contro la stampa del paese degli ultimi decenni”.

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