Inchiestona del Fatto sui “segreti del potere”. Ma è la solita intercettazione

Il Fattone
Maroni e Berlusconi

Le rivelazioni del giornale diretto da Travaglio o non rivelano nulla oppure rivelano ovvietà

Prosegue da tre giorni, nell’indifferenza generale, la nuova coraggiosa “inchiesta” del Fatto intenzionata a svelare nientepopodimenoché “i segreti del potere”. La prima puntata ci ha rivelato che Tronca, prima di essere nominato prefetto di Milano, aveva parlato con la portavoce del governatore della Lombardia: e siccome Milano è in Lombardia, non si capisce bene dove sia il problema. La seconda puntata ci ha invece illuminato sul fatto che prima delle elezioni del 2013 Berlusconi era irritato perché la Lega minacciava di correre da sola: incredibile. La terza puntata, oggi, ci spiega che Berlusconi chiamò Maroni per sponsorizzare la Città della Salute nonostante l’opposizione della Lega locale: embè?

Le rivelazioni, dunque, o non rivelano nulla oppure rivelano ovvietà: più interessante è sapere da dove vengono scoop così clamorosi. Si tratta, manco a dirlo, di intercettazioni telefoniche: la vittima è Isabella Votino, la portavoce di Maroni, e lo stesso Fatto si preoccupa di scrivere che “probabilmente non porteranno a nulla”. Ciò nonostante, sono state fatte in grande abbondanza e, chissà come mai, sono ora finite nella redazione del giornale di Travaglio.

E chi è l’intercettante? Qui viene il bello. Nel lontano 2012 la Procura di Reggio Calabria ha avviato “in gran segreto” l’inchiesta “Breakfast” e, a quanto pare, non ha ancora finito. Oggetto dell’inchiesta erano (o sono?) i presunti fondi neri gestiti dall’allora tesoriere della Lega, Belsito: ma nel corso del tempo, come accade a quelle opere pubbliche che triplicano i costi previsti e non finiscono mai, è entrato di tutto: anche l’arresto di Scajola per la latitanza di Matacena, avvenuto un anno e mezzo fa, è parte della leggendaria “Breakfast”. Una ciliegia tira l’altra, e d’intercettazione in intercettazione è ragionevole pensare che tutta l’Italia, prima o poi, finirà nei faldoni della Procura di Reggio Calabria. I processi e le sentenze, intanto, possono aspettare: l’importante è che il Fatto ne parli. Altrimenti perché intercettare?

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