In rete accuse, bugie e bufale come palline impazzite del flipper

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Ogni volta che per replicare alle provocazioni di un troll optiamo per la reazione emotiva invece della risposta ragionata, vanifichiamo la possibilità data dalla rete di connetterci con chiunque e ovunque per scambiarci idee e nozioni in maniera costruttiva

Nonostante la facilità di accesso, stare in rete, come ogni navigazione che si rispetti, necessita di punti di riferimento e di un metodo adeguato. I primi sono i fatti, i dati, le notizie certe, in una parola la verità. Il secondo deve unire insieme educazione, rispetto, gentilezza, valori positivi.

Spesso si è parlato del meccanismo di funzionamento degli algoritmi dei social e dei motori di ricerca, che non a caso è oggetto di cambiamenti migliorativi. In altre occasioni, si è evidenziata la diffusione di bugie, bufale, notizie non verificate ma condivise come reali, adoperate come palline impazzite nel flipper del clickbaiting. Ancora, molti hanno scritto sul fenomeno delle echo-chambers in cui non c’è confronto, ma uno scambio di idee analoghe o addirittura uguali che non solo non ampliano la conoscenza ma fanno ignorare l’esistenza e la rilevanza di punti di vista opposti ai propri.

E a proposito di posizioni contrapposte in maniera radicale, in un articolo di qualche mese fa, Cass Sunstein ha parlato anche di partyism, ovvero di quella istintiva reazione di avversione nei confronti di chi si riconosce nella fazione politica opposta alla propria. Per spiegare il fenomeno, Sunstein richiama le ricerche condotte qualche anno fa all’Università di Stanford che hanno mostrato il pregiudizio politico presente dietro le scelte e le opinioni delle persone. Probabilmente in Usa la dinamica del “noi contro di loro”è più facilmente individuabile ma ovunque stiamo assistendo ad una contrapposizione politica molto marcata e ad alimentare queste dinamiche contribuirebbe anche l’ambiente del web e dei social media.

E i troll? Di questi ultimi sono state date diverse definizioni e fatte varie classificazioni. Quelli che intervengono nelle conversazioni che hanno ad oggetto la politica, non di rado provocano i propri interlocutori, spostando l’attenzione su questioni assolutamente estranee all’arg omento trattato in origine. Quante volte però una battuta o un’affermazione provocatoria ha avuto copertura mediatica per giorni? Con l’ibridazione tra media vecchi e nuovi non è raro vedere riportati su stampa e in tv, tweet, post, commenti e altri prodotti della rete di questo tipo.

Per catturare quanto più pubblico possibile, l’informazione tende all’infotainment e ricerca consapevolmente contenuti del genere. Ogni volta che per replicare alle provocazioni di un troll optiamo per la reazione emotiva invece della risposta ragionata, vanifichiamo la possibilità data dalla rete di connetterci con chiunque e ovunque per scambiarci idee e nozioni in maniera costruttiva. Ne vale la pena? A mio parere decisamente no. Nell’antichità il sapere era retaggio e privilegio di pochi, con conquiste lente e difficili, all’estensione dei diritti politici si è associato l’imprescindibile desiderio di conoscere, quale condizione preliminare per esercitare quegli stessi diritti. Grazie anche alla tecnologia, l’informazione è alla portata di tutti e con la rete è possibile confrontarsi e dialogare, perché allora non farlo in maniera propositiva?

Come dicevo in precedenza, i modi a mio avviso sono essenzialmente due. Il primo è muoversi con rispetto ed educazione, rispondendo ai toni spesso rabbiosi della rete con pacatezza. Quale saggezza puoi trovare che sia più grande della gentilezza? Si domandava Jean-Jacques Rousseau. Il secondo è diffondere dati, fatti, notizie verificate. Lo staff dell’OFA qualche giorno fa scriveva in un tweet: “Get the facts. Cut through the noise with the OFA Truth Team”, contrapponendo efficacemente in una grafica alla parola noise ripetuta più volte, news.

L’Organizing For Action sostiene orgogliosamente le politiche di Barack Obama e se da quelle parti si sente forte l’esigenza di contrapporre i miti e le bugie ai fatti, per far prevalere i secondi, auspicando il coinvolgimento di votanti, di militanti, in generale dei cittadini, allora vuol dire che all’app ello dovremmo sentirci chiamati davvero tutti. Non si tratta di documentarsi solo per sostenere una parte politica ma per essere innanzitutto cittadini informati, elettori consapevoli e al passo con le potenzialità offerte dal nostro tempo.

Da qualche tempo provo a riflettere su quale possa essere un nuovo codice comunicativo efficace e adatto alla nostra epoca. Inevitabilmente irrompe la realtà ed è impossibile non pensare alle parole che stanno cercando di descrivere l’immane tragedia del terremoto. Tra tutti i racconti di un evento così tremendo, mi soffermo su quelli che parlano di coraggio, di chi ha cercato immediatamente di prestare aiuto in base alle proprie possibilità e capacità, di chi in vari modi ha espresso la propria solidarietà. Non mi stanco mai di leggere queste storie, di chi spontaneamente sente di essere parte di una comunità e cerca, come può, di rendersi utile.

Troppo spesso sul web trovano spazio le polemiche, non altrettanto il bene in senso lato. L’essere umano è capace soprattutto di solidarietà, empatia, partecipazione, vicinanza. Dovremmo raccontarlo di più, soffermarci e riconoscerci in quelle emozioni, in quei valori. Dovremmo ignorare l’assordante brusio di polemiche infruttuose e riappropriarci della gentilezza e della generosità. Forse il primo passo per rendere la rete un luogo migliore è smettere di specchiarci nell’abisso della collera che spesso la popola. Diceva Nietzsche: “Se tu scruterai a lungo in un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te”. Decisamente meglio allora non soffermarsi su di esso e non correre il rischio di assorbirlo e farlo inconsapevolmente proprio. Poniamo al centro invece una luce guida, quella di valori autentici e positivi, quella che non ci stancheremo mai di guardare.

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