Out or In? Per gli inglesi arriva il giorno della verità

Brexit
epa05383408 A bar tender pulls a pint of beer decorated with EU Referendum beer taps in a pub in central London, Britain, 22 June 2016. Britons will vote on whether to remain in or leave the EU in a referendum on 23 June 2016.  EPA/HANNAH MCKAY

Senza il silenzio elettorale prima delle votazioni, in Gran Bretagna la caccia all’ultimo voto proseguirà fino alla chiusura delle urne

Dopo mesi di intensa, aspra, drammatica campagna elettorale, il giorno del Referendum inglese sulla Brexit è alle porte: la campagna per Remain spara gli ultimi grossi colpi (David Beckham e 100 direttori delle maggiori imprese inglesi), mentre la campagna per Leave intensifica il messaggio dell’Independence Day, del riprendere possesso del proprio paese.

Lo ripete, con determinazione, Boris Johnson alla fine dell’ultimo dibattito televisivo, consapevole che l’indipendenza del Regno Unito e il controllo dei confini è l’argomento che trova maggiori consensi tra l’elettorato, sia quello di destra che quello di sinistra.
Non ci sono solo i militanti UKIP, infatti, a supportare la Brexit, ma anche la parlamentare laburista Gisela Stuart, nata Gscheider in Baviera e trasferitasi nel Regno Unito nel 1974: è toccato a lei, nell’ultimo dibattito televisivo, portare avanti le ragioni della sinistra per l’uscita dall’Unione, un compito fondamentale, perchè è prorpio tra gli elettori tradizionali di sinistra che ancora vi sono moltissimi indecisi e la campagna razzista di Nigel Farage non ha certo aiutato a convincerli delle ragioni per andarsene.

Anche per questo il Labour ha invece affidato al neo sindaco di Londra Sadiq Khan il compito di chiudere la campagna in tv, affiancandolo alla segretaria generale delle Trade Unions, Frances O’Grady: insieme i due hanno sottolineato i benefici dell’Unione per i lavoratori e per le fasce più deboli della popolazione, hanno contrastato la campagna elettorale contro gli immigrati (“progetto odio” la ha definita Kahn) e soprattutto hanno sottolineato i rischi che un’eventuale uscita comporta.

Se l’indipendenza sembra essere il tema vincente per i brexiters, l’incertezza del futuro sembra essere invece il tema dei remainers che ha maggiore impatto sugli elettori incerti.
Infatti anche David Cameron lo ha usato nell’ultimo appello che ha voluto fare, ufficialmente da un piccolo podio davanti all’ingresso di Downing Street: parlando da Primo Ministro, Cameron ha detto che un esito positivo del referendum rimuoverà “le nuvole di incertezza” dall’orizzonte e gli permetterà di tornare al tavolo delle trattative di Bruxelles con maggiori poteri contrattuali, perchè “la battaglia per la riforma della UE comincia il giorno dopo il referendum”.

Sembra che dopo la tragica morte della deputata laburista Jo Cox (uccisa da un estremista di destra la settimana scorsa) non solo i toni della campagna si siano notevolmente abbassati, ma anche che i sondaggi mostrino una crescita del Remain.
Per quanto gli indecisi siano ancora molti e per quanto diversi metodi di sondaggio, mostrino percentuali diverse, dopo una forte crescita di Leave nei primi giorni di giugno, ora tutti i principali istituti demoscopici danno la permanenza del Regno Unito in Europa in vantaggio. E stessa positiva reazione si registra tra i bookmakers, che in Inghilterra sono sempre un ottimo termometro della situazione.

La crescita di Remain ha causato una consequenziale positiva reazione delle borse e dei mercati finanziari, con la sterlina in crescita sul dollaro e l’euro (alcuni insinuano anche che si tratti di una manovra governata dalla Banca Centrale).
Anche questo elemento è stato ovviamente al centro della discussione politica, con esponenti del Remain che spiegano i rischi a breve e medio termine dell’uscita, con una perdita del potere di acquisto ella sterlina e un calo dei salari.

Fortunatamente la campagna si è decisamente normalizzata rispetto ai toni catastrofici delle settimane scorse e appelli ad un approccio più calmo e razionale sono arrivati da tutte le parti, compresa la scrittrice JK Rowling, la mamma di Harry Potter, che per quanto si dichiari una sostenitrice del rimanere, ha criticato entrambe le parti per qualcosa in cui lei stessa si ironicamente definisce una maestra, la “creazione di mostri e pericolosi nemici nella nostra fantasia”.

Non essendoci in Gran Bretagna il silenzio elettorale prima delle votazioni, ci si aspetta ancora qualche evento eclatante nelle prossime ore, con il Remain che annuncia la proiezione del loro logo sulla Tour Eiffel a Parigi, e menre Nigel Farage pare tenere in serbo per il suo comizio conclusivo la notizia che altri paesei europei (Danimarca e Olanda) potrebbero indire un referendum in caso di sconfitta del Leave in Gran Bretaga, un messaggio che pare voler rassicurare gli elettori sul fatto che uscire non sia quella follia che viene descritta dai più.

Tutti i partiti ed i gruppi comunque si stanno organizzando per la giornata del 23, quando, secondo la migliore tradizione dei giorni di voto, volontari andranno a bussare alle porte degli elettori per invitarli a votare e controllare che lo abbiano fatto, cosa che sembra ancora più importante in questo referendum, dato che ogni singolo voto in ogni angolo del paese conterà per il risultato finale.

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