In ogni circolo un programma e le scadenze per attuarlo

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Tornare a lavorare su temi concreti per superare sterili dibattiti e favorire la valutazione dei dirigenti

Come se  fossimo gli alunni di una classe un po’ indisciplinata, noi iscritti del Partito democratico siamo chiamati a convocare subito un’assemblea di classe per risolvere quel piccolo grande problema dei circoli territoriali. Questi sono la base del Pd. Non parte forse da qui il meccanismo che contribuisce a portare al governo delle città, delle regioni e del Paese i nostri rappresentanti?

Mentre alcuni iscritti preferiscono parcheggiarsi nei coordinamenti o nelle segreterie a godersi la meritata poltrona o ad oziare sui difetti del partito, meglio lanciare qualche proposta. I circoli territoriali, spesso più di uno e in combutta nelle stesse città, devono avere un chiaro manifesto programmatico. Rendere obbligatorio questo passaggio permetterebbe ai segretari e agli iscritti di lavorare su temi concreti con scadenze precise. Troppo spesso la mancanza di idee e progetti politici lascia spazio a discussioni sterili, quando la crisi sociale ed economica ha buttato al macero quel poco di buono che i comuni avevano costruito negli anni per i cittadini.

Perché poi non modificare i rapporti tra circoli comunali e la dirigenza provinciale e regionale? Sarebbe urgente affidare ai rappresentanti delle istituzioni un ruolo di garanzia sull’operato dei vari livelli territoriali, al fine di bloccare quello strano processo di guerriglia politica che capibastone e vecchie volpi della politica locale fomentano con un unico fine: far allontanare dall’impegno nel partito le nuove leve, spesso le più preparate e vogliose di dare una boccata di ossigeno alle segreterie piene di muffa.

Un sistema basato sulla rendicontazione reciproca del lavoro svolto permetterebbe di rendere più chiari e trasparenti i risultati del mandato che la base del Partito democratico affida ai propri rappresentanti. Chi lavora male, vada a casa e torni a studiare sui manuali degli statisti che – da Spinelli a De Gasperi – avevano immaginato per le nuove generazioni un’Europa e un’Italia che potessero garantire pace, prosperità e una buona politica fatta di valori, rapporto con le rispettive comunità e l’ambizione di cambiare le istituzioni con sapienza ed entusiasmo. Fare politica, nel Partito democratico, mi sembra impossibile se non si hanno queste ambizioni.

 

LA NOSTRA CAMPAGNA D’ASCOLTO – Come dovrebbero cambiare i circoli del Pd? A voi la parola

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