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Ettore Bernabei, un monumento alle cose migliori nel cinquantennio dell’Italia democristiana

Fortunatamente, c’è sempre stato in Italia un filone carsico di persone per bene, che hanno utilizzato il potere come mezzo per migliorare il paese e non come fine per appropriarsene. Ettore Bernabei è stata una di queste. Un monumento alle cose migliori nel cinquantennio dell’Italia democristiana, di cui era giustamente fiero e orgoglioso. Il vero e ultimo grande erede della mitica famiglia fanfaniana è morto sabato notte, alla bella età di novantacinque anni, dopo l’ultima emozione di uno sguardo lanciato sul tramonto mozzafiato dell’Argentario, in compagnia di sette figli (una, Paola, è deceduta per un tumore) e dei suoi nipoti. È stato tante cose, Bernabei, e non solo lo storico direttore generale che in 14 anni inventò Mamma Rai, la TV pubblica che da allora ancora cerca se stessa. E’ stato soprattutto, felicemente, per quarant’anni buoni al centro campo della politica, tra i fuochi d’artificio dell’assedio incessante con rischi di tradimento, la classica ultima pugnalata alle spalle da amici o avversari politici

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