In memoria di Italo Falcomatà, artefice della primavera di Reggio

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L’11 dicembre 2001 moriva Italo Falcomatà, a 14 anni dalla scomparsa un doveroso ricordo di un modello di buona politica

C’è un chilometro, definito “il più bello d’Italia, capace di regalare sensazione uniche. Si trova a Reggio Calabria, da lì puoi spiare la Sicilia e puoi perderti nei sogni grazie a una vista unica al mondo. È una camminata speciale, dedicata a un personaggio speciale del panorama italiano e calabrese: Italo Falcomatà.

Italo Falcomatà è uno di quegli uomini che se ne è andato via troppo presto, l’11 dicembre di 14 anni fa, è uno che ha scritto una delle più belle pagine, se non la più bella, della storia della città in Riva allo Stretto. Una pagina che tutti i calabresi sentono loro. Perché quando si sente parlare della “Primavera di Reggio” il primo pensiero non può che andare proprio a lui che ebbe il coraggio e la forza di mettersi in gioco in un contesto difficile, per usare un eufemismo, riuscendo a cambiare il verso e la storia di una parte d’Italia ferma da troppi anni. Facendo diventare realtà ciò che sembrava impossibile. Una primavera reggina che, tra l’altro, trovava compimento in tutto e per tutto, con la Reggina che conquistava la serie A.

Una vera e propria favola all’inizio di un nuovo millennio. Ma questa favola, purtroppo, non ha un lieto fine. Perché nel del 2001 Italo Falcomatà viene colpito dalla leucemia che se lo porta via l’11 dicembre dello stesso anno lasciando un vuoto incolmabile, privando un’intera regione di un uomo che, grazie alla sua lungimiranza, avrebbe potuto dare tanto a una terra meravigliosa ma, per alcuni versi,  maledetta.

Italo Falcomatà è un modello da insegnare, da imitare. Il suo esempio è un patrimonio inestimabile per tutti coloro i quali hanno voglia di avvicinarsi al mondo della politica, ma anche per tutte le donne e gli uomini sfiduciati dalla politica stessa.

Ah, in Riva allo Stretto, oggi, fa il Sindaco il giovane Giuseppe. Poco più di un anno di ottimo lavoro e la sensazione che una nuova “Primavera di Reggio” sia possibile. Nel nome del padre.

 

 

 

 

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