Immigrazione clandestina: un reato ideologico, dannoso e inutile

Sicurezza
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Il reato di immigrazione clandestina, così com’è stato concepito dall’allora Ministro Roberto Maroni, ostacola anziché favorire l’individuazione e la cattura dei criminali

La parola “depenalizzazione” spesso impressiona e viene usata con accezione dispregiativa dalla propaganda populista, ma, se stiamo al merito dei fatti concreti, “depenalizzare” taluni reati contribuisce a migliorare la nostra sicurezza e a contrastare la criminalità. È quanto avviene nel caso dei migranti. Per far fronte alla drammaticità della crisi migratoria è importante avere a disposizione strumenti efficaci per contrastare e assicurare alla giustizia gli scafisti, i trafficanti di schiavi e le organizzazioni criminali cui sono affiliati.

Attualmente non è così. Il reato di immigrazione clandestina, così com’è stato concepito dall’allora Ministro Roberto Maroni, ostacola anziché favorire l’individuazione e la cattura dei criminali. Non a caso il Procuratore nazionale Antimafia Franco Roberti da tempo ne chiede la depenalizzazione definendola «una legge che ha solo ostacolato le indagini sui trafficanti». La depenalizzazione consentirebbe invece ai migranti di testimoniare contro gli scafisti, cosa che oggi è preclusa loro essendo – di fatto – imputati; inoltre renderebbe più semplice e veloce l’espulsione degli irregolari visto che la sanzione amministrativa permette di espellere quasi immediatamente, mentre, al contrario, chi è imputato non può essere espulso fino alla conclusione del procedimento penale. Per questo è molto importante che, a seguito dei provvedimenti proposti dal Ministro Andrea Orlando, il Governo dia seguito alla Legge Delega voluta dal Parlamento.

Poi toccherà alle Camere riscrivere il reato sull’immigrazione clandestina e rendere più efficace il contrasto ai trafficanti di esseri umani e più semplice l’espulsione dei migranti che non hanno diritto a rimanere. Era il 2 aprile del 2014 quando il Parlamento approvava in via definitiva la depenalizzazione del reato di immigrazione clandestina. Un provvedimento che impegnava il Governo – tra le altre cose – ad eliminare il famigerato «reato di ingresso e soggiorno irregolare nel territorio dello Stato», introdotto nel 2009 col cosiddetto “pacchetto sicurezza” a firma del leghista Maroni. Il risultato fallimentare è ormai noto: uffici dei tribunali intasati, Cie affollati di immigrati irregolari, procedura di rimpatrio più complessa.

Un reato dimostratosi dannoso, inutile e inefficace ai fini della lotta stessa alla irregolarità, che venne introdotto come bandierina ideologica senza alcuna giustificazione funzionale o logica. Lo stesso Ministro della Giustizia Orlando l’8 luglio scorso in un’audizione al Senato si espresse così: «Con la legge delega è stata espressamente prevista la depenalizzazione del reato di immigrazione clandestina (…) non solo comporterà un risparmio di risorse giudiziarie e amministrative, ma produrrà effetti positivi per l’efficacia delle indagini in materia di traffico di migranti e favoreggiamento all’immigrazione clandestina. Questo anche alla luce di un dato empirico, dal momento che l’introduzione del reato di immigrazione clandestina non ha avuto alcuna funzione deterrente».

Parole chiare, cui è necessario dare seguito. Non possiamo continuare a tenerci un reato che non serve ed è dispendioso, che rallenta il lavoro delle nostre procure e prevede delle pene pecuniarie che – di fatto – nessuno paga. Né si può considerare “criminale” il migrante irregolare quando dietro l’irregolarità si nasconde, spesso, la realtà del caporalato e della schiavitù lavorativa messa in piedi dalle mafie. Ripensare il reato di immigrazione clandestina significa anche questo: aiutare un immigrato irregolare ad emergere, a denunciare gli aguzzini, a guadagnarsi lo status di uomo libero.

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