Immigrati, oltre Dublino

Dal giornale
Tre gommoni con 300 migranti a bordo complessivamente sono stati soccorsi ieri (domenica 23 agosto) a nord delle coste libiche da motovedette della Guardia costiera di Lampedusa, in tre distinte operazioni. I migranti tratti in salvo sono stati trasbordati a bordo dell'unità Dignity One. Lampedusa, 24 agosto 2015. ANSA/GUARDIA COSTIERA

+++ ANSA PROVIDES ACCESS TO THIS HANDOUT PHOTO TO BE USED SOLELY TO ILLUSTRATE NEWS REPORTING OR COMMENTARY ON THE FACTS OR EVENTS DEPICTED IN THIS IMAGE; NO ARCHIVING; NO LICENSING +++

Dobbiamo scegliere: da una parte c’è l’Europa della libertà e della solidarietà, e dall’altra quella dei razzismi e delle barriere

Purtroppo in Italia, come accade spesso, l’immigrazione è diventata una questione di pancia. Invece, per ottenere risultati soddisfacenti, dobbiamo sforzarci di essere ragionevoli, superando becero populismo e inutile buonismo.
Il governo italiano è impegnato non solo ad affrontare l’emergenza quotidiana degli sbarchi, ma soprattutto a far sì che la questione immigrazione sia gestita dall’intera Europa. Il fenomeno migratorio va governato, non subìto: e per farlo servono politiche europee. Ecco perché siamo soddisfatti della svolta di Angela Merkel: Italia e Germania sono ora unite nel chiedere il superamento degli accordi di Dublino, e nel pretendere che Bruxelles si occupi direttamente della vicenda.
La Commissione Europea è stata coraggiosa nel proporre l’agenda sull’immigrazione: è un primo passo fondamentale per arrivare a una europeizzazione della questione migranti. Il governo italiano si è battuto fin dall’inizio perché questi obiettivi fossero accettati in Europa: è positivo che molti altri paesi, a partire dalla Germania, ora condividano le nostre posizioni, ma c’è ancora molto da fare.
Questo, d’altra parte, è il compito dell’Europa. L’alternativa, purtroppo, la conosciamo bene: è fatta di nuovi muri che vengono eretti, simbolo di un passato che non vuole passare. Dobbiamo scegliere: da una parte c’è l’Europa della libertà e della solidarietà, e dall’altra quella dei razzismi e delle barriere.
Affrontare la questione dei migranti, usando la ragione, significa in primo luogo superare Dublino, introducendo il concetto di “status europeo del rifugiato”. Non significa lasciapassare indiscriminato per chiunque bussi alle frontiere. Il nostro messaggio dev’essere molto chiaro: non possiamo accogliere tutti i migranti economici, il cui accesso va programmato a livello europeo. I migranti economici illegali vanno dunque rimpatriati, ma abbiamo il dovere di accogliere tutti coloro che scappano dalle violenze dell’Isis o dalle guerre. Da tutti coloro che accogliamo, però, dobbiamo anche esigere l’accettazione dei nostri valori in cambio del riconoscimento del loro bisogno. Non può e non deve esserci posto nella nostra società per chi rifiuta ideali quali la libertà individuale e religiosa o l’eguaglianza tra uomini e donne.
Usare la ragione significa comprendere che senza l’afflusso dei migranti, la società europea, compresa quella italiana, sempre più vecchia e a crescita zero, non sarà in grado di sostenere il proprio sistema di welfare, cioè pensioni, assistenza sanitaria e ammortizzatori sociali. La demografia non ha colore politico: sarebbe bene ricordarlo ai troppi spacciatori di demagogia che amano parlare solo alla pancia del Paese.

Vedi anche

Altri articoli