Il viaggio è iniziato e stiamo andando lontano

Dal giornale
Stazione-Leopolda-Firenze

La Leopolda è un evento di comunicazione politica che non ha rapporto di similitudine con niente altro nella storia del nostro Paese

Ieri sera tanti passeggeri leggeri affollavano la Stazione Leopolda. Di nuovo in partenza, di nuovo in viaggio.
Da diverse parti d’ Italia, da vari mestieri, da condizioni di età, di salute, di interesse, di esperienza, hanno affollato i banchi della registrazione, hanno preso coscienza e conoscenza del programma di viaggio e poi si sono disposti a dare vita alla sesta edizione di un evento di partecipazione politica che si pone al centro della scena. La prima cosa che salta agli occhi è l’aria di festa. “Con il sorriso sulle labbra”. Non è un congresso, non si eleggono i vertici, non si assegnano incarichi. Si dà vita ad un evento di comunicazione politica che non ha rapporto di similitudine con niente
altro nella storia del nostro Paese. Quando nacque, sei anni fa, lo fece affermando che prendeva avvio la corsa per conquistare il diritto ad un protagonismo che si staccava dal carro, non per conquistarne la briglie, ma per cambiare direzione. Un verso nuovo.

La Leopolda ha covato, nutrito e accompagnato il successo di un progetto politico i cui principali protagonisti siedono al governo dando vita ad una stagione di riforme come dal dopoguerra ad oggi non si era mai vista: così intensa, così serrata, così capace di modificare le condizioni materiali, e soprattutto preoccupandosi di quelle di quanti ancora qui non sono. Quanti stanno arrivando dal futuro che ci marcia incontro.

La Leopolda è un luogo. Stazione Leopolda è il logo. La politica dei Movimenti, dei Partiti si legge anche dalle forme in cui si rappresenta, in cui si è manifestata. Lo scudo crociato, la falce il martello, il garofano, l’edera, la fiamma. Qui da noi c’è un cartello: Stazione Leopolda. Non si tratta di un movimento, non si tratta di un partito, si tratta di un punto di raccolta a cui si partecipa con in tasca il proprio partito. Il primato della politica come disponibilità. La propensione alla condivisione del destino.

Ogni logo, quando ha la pretesa di conquistare memorabilità, quando semina per raccogliere il ricordo, si appoggia su una frase (reason why), un motto, una sintetica definizione del perché. LEOPOLDA 6 ha scelto Terra degli uomini. E lo fa con emozione, con intenzione.

Antoine de Saint-Exupéry vive nelle corde di molti di noi, direi tutti per la magia e la semplicità con cui approfitta del fantastico per farci vivere con sorpresa valori reali, papali papali. Il piccolo Principe lo abbiamo letto ai figli, lo abbiamo rappresentato in teatro, lo citiamo con disinvoltura. Nella Terra degli Uomini ci sono quei voli e il loro motivo. C’è la vicenda sia della terra con le sue distanze, con le sue differenze con le sue tratte per tenere uniti, prossimi, gli uomini. Ci sono le acrobazie a cui si è sempre costretti.

La Leopolda è, mi vien voglia di dire, hangar e carlinga. Il volo ricorda il volo del calabrone e la sua capacità di ignorare la legge della fisica. Per la legge della fisica vista la consistenza corporea e l’apertura alare del calabrone “egli non può volare”. Ma il calabrone non consce la legge della fisica e vola. La politica può fare quel che deve. Qui viene a raccontarsi, a confrontarsi.

Ed ora e allora tutti a discuterne: ma dove credono di andare? Ma come pensano di fare? Ma chi si credono di essere? Ecco a sei anni di distanze le domande hanno trovato la risposta che in gran parte era scritta nel libro di Antoine de Saint-Exupéry.

“L’uomo scopre se stesso quando si misura con l’ostacolo”. Abbiamo appena iniziato a leggere.

Terra degli uomini un manifesto? Non vale la pena di prenderla cosi. Forse il volo ha sempre il suo perché, è nella missione che assolve. Non si tratta di un giudizio moralistico, mi pare più uno stato di necessità, il piacere che porta con sé l’intenzione di fare quel che si deve e si può fare molto. È così che la raccontano, anche con il logo, alla Stazione Leopolda, nel dettaglio di diverse esperienze, nel racconto di quel che si realizza, nella assortimento digitale dei sistemi d’informazione. Quello che in queste ore si propone qui è ciò che sta accadendo, con il carico di preoccupazione che le difficoltà impongono ma con la convinzione che è bene che si sappia, che stiamo andando lontano.

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