Il Vaticano “cerca” le metropoli: Parigi e Madrid rispondono, ma Roma?

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A dicembre le sindache di Parigi e Madrid saranno a Roma

Una strategia comune delle grandi città europee per gestire l’accoglienza dei richiedenti asilo in fuga da guerre e persecuzioni: è questo il piano cui stanno lavorando le amministrazioni di due capitali, Madrid e Parigi, in sintonia con la Santa Sede. Lo scorso 12 dicembre, la sindaca di Madrid, Manuela Carmena, eletta da Podemos, è andata a fare visita alla sua omologa di Parigi, Anne Hidalgo, del Partito socialista; entrambe saranno a Roma, in Vaticano, il prossimo 10 dicembre con i primi cittadini di almeno una trentina di centri urbani del vecchio continente, per discutere di accoglienza e integrazione dei migranti con il Papa.

Le due sindache, nella capitale francese, hanno fatto un sopralluogo in uno dei due grandi centri di accoglienza in costruzione a Parigi: centri una volta tanto all’avanguardia, progettati per non diventare delle prigioni a cielo aperto.

In quest’occasione Anne Hidalgo ha annunciato che a dicembre sarà in Vaticano insieme alla sua collega spagnola per mettere a punto una risposta collettiva – una sorta di federazione – delle città europee al problema accoglienza. La sindaca francese ha spiegato che, insieme alla sua collega, “lancerà una proposta in tal senso per impegnarsi nella gestione dei flussi migratori”. Da parte sua, Carmona ha rilevato come sia “molto importante il ruolo che le città possono avere. E’ importante che lavorino insieme, i municipi sono infatti le istituzioni più vicine alla gente”.

L’appello di Francesco a operare nel senso della misericordia, della solidarietà, della condivisione all’interno della stessa famiglia umana, è stato dunque raccolto. E anzi, i progetti in via di realizzazione a Parigi potranno essere da riferimento per altre strutture simili, come ha rilevato la stessa Hidalgo, “senza voler dare lezioni a nessuno” ha spiegato, il tentativo è anzi quello di contribuire “al dibattito e alle possibili soluzioni”. Secondo la municipalità di Parigi, i due “campi umanitari” saranno uno per gli uomini che arrivano da soli, l’altro per le donne sole e le famiglie; in tal modo la città di Parigi intende impegnarsi concretamente nell’accoglienza così come la stessa prima cittadina aveva annunciato nel maggio scorso.

In quanto alla sponda vaticana, ci sono dei precedenti importanti: nel luglio del 2015, circa 70 sindaci di grandi metropoli provenienti da ogni parte del mondo, confluirono Oltretevere, su invito della Pontificia accademia per le scienze sociali, per discutere di ambiente e contrasto allo schiavismo, cioè alle forme estreme di sfruttamento.

D’altro canto per il Papa che viene da Buenos Aires, il rapporto con le città è fondamentale, egli stesso ha descritto nell’esortazione “Evangelii gaudium” la metropoli come il cuore del mondo contemporaneo, dei conflitti e del dialogo fra culture e religioni, luogo privilegiato per l’annuncio cristiano. D’altro canto Francesco da tempo sta cercando di tessere una rete di alleanze con tutti quei settori e ambienti politici, istituzionali o di base, culturali, intenzionati a mettere in pratica quei principi di collaborazione, giustizia, salvaguardia del Creato di cui parla dall’inizio del pontificato.

In tal senso va ricordato che lo scorso 26 maggio, due rappresentanti del Papa sono andati a Madrid proprio per incontrare la sindaca Manuela Carmena, lo scopo era quello di concordare e mettere in cantiere iniziative internazionali proprio sul tema dei rifugiati e dei migranti e sui principi di fondo della “Laudato sì”, l’enciclica del Papa sui temi dell’ambente, dello sviluppo, del risparmio energetico e del riscaldamento globale.

Si trattava di monsignor Marcelo Sanchez Sorondo, a capo della Pontificia accademia delle scienze sociali, e di Gustavo Vera, politico e attivista argentino impegnato sui temi sociali del contrasto alla tratta di esseri umani e al lavoro “schiavo”, leader della Fondazione Alameda. Entrambi argentini, Vera è una sorta di braccio destro del Papa su questo tipo di iniziative.

Da rilevare infine, che l’impegno del Papa in favore dell’accordo sulla riduzioni delle emissioni inquinati raggiunto a Parigi al vertice mondiale del dicembre 2015 (Cop21) ha avuto vasta eco mondiale. Per altro anche in quell’occasione i sindaci di mille città, riuniti da Anne Hidalgo e dall’ex primo cittadino di New York Michael Bloomberg, sottoscrissero una dichiarazione comune con la quale s’impegnavano a rendere le loro città totalmente alimentate da energie rinnovabili entro il 2050. Insomma le città sono in movimento e anche in dialogo con Francesco.

In tutto questo resta da chiedersi cosa succede a Roma. Il paradosso è che la città in cui si trova la sede di Pietro è totalmente assente dal dibattito in corso. Il Giubileo della misericordia si sta concludendo e la capitale d’Italia è passata dalle convulsioni di Ignazio Marino, dai funerali a tinte forti dei Casamonica, al commissario prefettizio, all’amministrazione grillina di Virginia Raggi precipitata in un disordine generale e ferma ancora ai blocchi di partenza.

Il rapporto con la Santa Sede certo fa parte dei compiti ordinari di un’amministrazione capitolina, l’impatto della Chiesa su Roma è ovviamente forte.

Ma qui c’è di più: si sta perdendo l’occasione di aprire un dialogo non fra ‘poteri’, e non solo diplomatico o collaborativo sul piano istituzionale, ma in termini concreti, di governo di processi reali – i flussi migratori, l’ambiente – secondo una prospettiva di “bene comune” e solidarietà. Era anche l’occasione per ripensare la città in una prospettiva sociale, umana e collettiva, ma gli ultimi mesi ci hanno riservato al contrario solo una confusione e un immobilismo senza precedenti.

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