Il valore politico dello sport

Olimpia
epa05455231 The Christ the Redeemer statue is seen through Olympic ring located at the rowing venue at the Rodrigo de Freitas Lagoon in Rio de Janeiro, Brazil, 04 August 2016.  EPA/LUKAS COCH AUSTRALIA AND NEW ZEALAND OUT

Temiamo punture di zika e dimentichiamo gente che contagia di allegria il mondo: facciamo tagliandi un po’ razzisti e superbi, cercando negli altri le debolezze

«Giochi per tutti» scrivemmo per le Olimpiadi di Londra, suggestionati dall’ampiezza geografica, umana, sociale, economica e infine dal valore politico di quello straordinario raduno che ogni quattro anni ci racconta come il mondo – tutto – può stare insieme. Dentro un villaggio, in una piscina, in uno stadio, alla fermata di un bus. Atleti e appassionati, o semplici cittadini, senza paura. È un fatto costruito dagli uomini, teorizzato migliaia di anni fa, ritrovato a ridosso degli anni più difficili della storia contemporanea, come desiderio di comunità. Da allora si ripete.

Giochi per tutti, quella volta, perché a Londra arrivarono una judoka e una mezzofondista dell’Arabia Saudita, Stato che vietava per legge lo sport alle donne. Per tutti: anche per un bambino nato senza l’osso del perone e con i piedi malformati. Lo amputarono sotto al ginocchio che aveva appena un anno di vita. A Londra corse i 400 metri, Oscar Pistorius: posò le sue protesi elastiche in fibra di carbonio sui blocchi partenza, accanto agli altri, quelli coi polpacci e i piedi. Adesso è in carcere: si è completato come atleta ma è rimasto mutilato come uomo.

Per tutti: a Greenwich Park si esibì il cavallerizzo giapponese di settantuno anni, Hiroshi Hoketsu (ci fu già alle Olimpiadi di Tokyo nel 1964). Regimi, anagrafe, il più proibitivo degli handicap: i Giochi permettono accesso e libertà. A tutti. La magnifica retorica olimpica è così puntellata da qualsiasi protagonista e assegna significato ad alcune bellissime parole corrotte dal tempo, e sostituite da altre, tutte moderne, preoccupate: l’ossessione per i conti e le spese che precede ogni Olimpiade, che ne determina anche l’opportunità e questo calcolo divide gli italiani davanti alla possibilità di avere i Giochi a Roma nel 2024. Finiamo così per scattare foto deludenti: strutture non ancora finite, impacci organizzativi che vorrebbero condannare popoli più festosi che ordinati.

Temiamo punture di zika e dimentichiamo gente che contagia di allegria il mondo: facciamo tagliandi un po’ razzisti e superbi, cercando negli altri le debolezze. Poi anche a Rio si accenderà la fiaccola e ridicolizzerà una riduzione inaccettabile delle Olimpiadi, così come è indubbio che la miseria e la ricchezza di una città, di un pianeta, si incontrano ai Giochi. Ma non per farsi contare o misurare: per una volta partono accanto, alla pari, dalla stessa linea e il traguardo è posto alla stessa distanza. Questa è la novità da raccontare, ogni quattro anni, questo è l’evento prezioso e necessario che le Olimpiadi offrono.

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