Il turismo in Italia e il referendum

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Dovesse chiudere l’Ilva o l’industria estrattiva italiana non andranno a casa solo i lavoratori direttamente impiegati. Chiuderanno anche alberghi e ristoranti

In questi giorni a Milano è impossibile trovare una camera d’albergo. E, se la trovi, la trovi a prezzi triplicati. Ristoranti pieni e con doppi, tripli turni. Taxi introvabili. C’è il salone del mobile, una fiera che coinvolge tutta la città in un settore economico, che mescola capacità industriale e design e in cui l’Italia è leader mondiale. Fatturato turistico alle stelle con un mix di curiosi e di uomini e donne d’affari per i quali si tratta di un appuntamento obbligatorio.

Confronto questa situazione con l’irresponsabile ingenuità di idee che circolano nel Mezzogiorno d’Italia dove,anche in questi giorni in concomitanza con il Referendum di domani, si coltiva l’idea ingenua che queste economie possano reggersi quasi esclusivamente sul turismo e che per ottenere questo obbiettivo occorra disinvestire da altri settori economici industriali.

I paesi e le aree territoriali con i maggiori ricavi turistici sono i paesi più industrializzati e economicamente sviluppati: Usa, Cina, Germania, Francia, UK, Italia. E in Italia Regioni come il Veneto e la Lombardia ai primi posti. Per due ragioni. Perché solo aree e paesi economicamente solidi possono permettersi infrastrutture e capacità ricettiva adeguati. In secondo luogo perché questi paesi attirano il turismo più ricco e solido, ivi compreso il turismo d’affari, gente cioè che si muove per motivi di lavoro, quasi completamente assente nel Sud italiano.

Dovesse chiudere l’Ilva o l’industria estrattiva italiana non andranno a casa solo i lavoratori direttamente impiegati. Chiuderanno anche alberghi e ristoranti. Non siamo le Maldive dove vivono 350.000 persone e il Pil procapite è di 6.500 dollari. Siamo un Paese di 60 milioni di abitanti con un Pil procapite di 35.000 euro. Solo un mix di attività industriali e di servizi, compreso il turismo che pesa per il 10% del PIL può funzionare. Ma la desertificazione economica non aiuta il turismo. Anzi.

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