Il tifo dura un giorno, la realtà cinque anni. Pensateci prima di votare

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La piazza del Campidoglio nel giorno delle decadenza della Giunta guidata da Ignazio Marino con le dimissioni di 26 consiglieri. Roma, 30 ottobre 2015.
ANSA/ ALESSANDRO DI MEO

Il sindaco della Capitale ha in mano la vita di tre milioni di romani: voi a a chi vi affidereste?

Tutti i candidati possono diventare sindaco di Roma, ma pochi hanno le caratteristiche per esserlo davvero. Per essere il comandante in capo di una comunità vasta e importante come quella della Capitale d’Italia.

Personalmente, essendo stato ormai tacciato come “mariniano” solo perché ho creduto che sostituire il primo cittadino fosse un errore sesquipedale, soprattutto per le modalità con cui è avvenuto tutto questo, posso prendermi il lusso di fare qualche considerazione sui personaggi che oggi chiedono di prenderne il posto al Campidoglio.

Per prima cosa (esercizio complicatissimo) è necessario sgomberare la mente da possibili, deleterie scorie da tifoseria. Chi vota per disciplina di partito o per appartenenza, solitamente combina danni. In secondo luogo, occorre proiettare la mente al dopo 19 giugno, ovvero quando anche i ballottaggi saranno passati e si entrerà nella vita vera, quella non più meravigliosa delle promesse da campagna elettorale. Perché a parole sono tutti bravi, le buche si coprono ogni cinque anni, salvo poi ritrovarle ancora lì, mandato dopo mandato, sindaco dopo sindaco. Terza premessa: non perdere la memoria di ciò che c’è stato, anzi mettere a fuoco tutti i candidati e aprire il proprio cuore alle sensazioni.

Fatto tutto questo, possiamo partire. Vi avviso: il viaggio è brevissimo. Scegliere un candidato per tifoseria ti fa essere felice una sera, ti fa avere elementi per prendere in giro gli avversari, ma poi c’è la realtà. Un sindaco non è una persona qualunque.

Un sindaco ha in mano la vita dei vostri figli, perché si occupa di asili nido, scuole dell’infanzia, edilizia scolastica, refezione scolastica. Immaginate che la competizione elettorale sia finita: con quale dei candidati in corsa vi sentireste meno insicuri a lasciare i vostri figli?

Un sindaco ha in mano la vita dei vostri genitori. Almeno di quelli più in là con gli anni e non autosufficienti. Questo perché il comune di Roma gestisce servizi importantissimi, come l’assistenza domiciliare, le case di riposo, i centri diurni per le malattie come l’Alzheimer e le demenze assimilate, le Residenze sanitarie assistite (le cosiddette Rsa), i centri anziani e i soggiorni anziani. Immaginate e poi scegliete: non avendo tempo e risorse illimitate, perché c’è il lavoro, la famiglia da mandare avanti, le bollette da pagare, con quale dei candidati vi sentireste più tranquilli ad affidare la vita dei vostri genitori non autosufficienti?

Un sindaco ha in mano la vita di vostro marito, di vostra moglie, dei vostri compagni, dei vostri amici, dei vostri parenti. Già, perché dal piano traffico al piano sicurezza, dal trasporto pubblico ai servizi, alle infrastrutture e alle società legate al Campidoglio, il comune di Roma gestisce l’esistenza di 3 milioni di residenti, e tra queste anche le 60mila dei dipendenti comunali, oltre quella dei pendolari e degli avventori. E allora, immaginate e poi scegliete: con quale dei candidati in corsa vi sentireste di avere un pensiero negativo in meno, affidandogli la vita dei vostri cari e dei vostri amici?

Bisogna pensare a ciò che si fa, in quell’urna. A chi ti da più sicurezza, non alla squadra del cuore che deve vincere per forza, perché poi devo dare sfogo a tutti gli sfottò con colleghi, amici, vicini di casa, nemici.

Affidereste la vita dei vostri figli, di vostro marito, di vostra moglie, dei vostri compagni, dei vostri genitori, dei vostri amici nelle mani di un “tifoso”? Se la risposta è no, allora c’è una sola soluzione: immaginare, riflettere, scegliere e votare. Tutti. E dare fiducia al candidato che più di tutti vi dà un senso di sicurezza. In gioco c’è il destino di tutti noi. Buona riflessione, Roma.

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