Il tempo e la sconfitta dei piromani

ControVerso
ANSA

Se sapremo proteggere un territorio devastato dal fuoco come proteggeremmo un territorio boschivo, il tempo svolgerà la sua funzione ricostruttrice. E i piromani saranno sconfitti

Spero esista già, così dovrebbe essere, una norma urbanistica in Sicilia, che dica una cosa molto semplice. “È vietata nelle aree che sono colpite da incendi qualsiasi attività. Le zone interessate sono sottoposte a vincolo immediato e automatico di totale protezione”.

Un modo semplice per farla finita con quella categoria di piromani che da sempre considera il fuoco come l’anticamera di future attività speculative. Fortunatamente gli incendi non hanno quella capacità distruttiva della flora che spesso viene loro attribuita. Anzi, secondo alcuni studiosi di scienze ecologiche, hanno una funzione di “selezione”, che produce un rafforzamento successivo, visto che con il tempo, la vegetazione torna a crescere più forte di prima.

Famoso è il caso del grande incendio scoppiato nel 1988 nel parco americano di Yellowstone, che colpì il 40% del territorio di quel parco. L’allora direttore decise fra le polemiche di lasciare divampare l’incendio, ricordando che anche il fuoco doveva essere considerato un evento naturale. L’incendio ebbe fine solo con l’arrivo della pioggia e della neve e dopo 30 anni la vegetazione naturale ha ripopolato quel Parco. Certamente nel frattempo l’aspetto paesaggistico ne è risultato fortemente alterato. Ma il paesaggio è il prodotto di una costruzione estetica tipicamente umana, mentre dal punto di vista strettamente naturale le dinamiche ecologiche hanno propri tempi che non necessariamente coincidono con i nostri.

In Sicilia le cause degli incendi sono sicuramente non-naturali, ma il risultato di attività criminose. Tuttavia, se sapremo proteggere un territorio devastato dal fuoco come proteggeremmo un territorio boschivo, il tempo svolgerà la sua funzione ricostruttrice. E i piromani saranno sconfitti.

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