Il segretario Palmiro Travaglio “licenzia” Grillo e Casaleggio

Il Fattone
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Il direttore del Fatto detta la linea: basta le elezioni sul web

Per l’ultimo, sontuoso e antirenzianissimo numero dell’anno, il direttorone e segretario politico del M5S detta la linea al suo partito, un po’ come facevano i leader comunisti di un tempo sull’organo del Partito.

Travaglio compie un’operazione classica, da vero segretario. Esalta il Partito, aprendo il pezzo con una superficialotta citazione nientemeno che del Financial Times, e poi, in sostanza, manda in soffitta l’architrave del grillo-casaleggismo: la retorica del web, la scelta dei candidati sul blog e insomma tutto l’armamentario finto-nuovo del Movimento.

Il direttore-segretario (come Togliatti che era entrambe le cose) non nega “le innegabili difficoltà” dei sindaci grillini, “da Parma a Livorno, da Civitavecchia a Ragusa, da Quarto a Gela” (si vede che va spesso sul sito unità.tv, dove Maddalena Carlino ha fatto decine di pezzi su tutte queste realtà mal amministrate). Ammissione importante, visto che in questi mesi Il Fatto ha spesso e volentieri negato, occultato, contraddetto i fatti, per esempio difendendo l’indifendibile Nogarin.

Bene. Ma che fare? Semplice, in teoria: “Modificare il sistema di selezione dei candidati per gli gli enti locali il Parlamento e il governo”.  Il che significa – scrive Travaglio – “evitare di riproporre il solito mischione di ragazzi generosi ma eccentrici e clowneschi e dunque impreparati”.

Colpito al cuore il grillo-casaleggismo, che affida “ai bussolotti del web” l’alfa e l’omega della linea e delle scelte, il direttore-segretario promuove invece quelli bravi, “Di Maio, Di Battista, Fico, Lezzi, Sarti e altri”, cioè la nouvelle vague a cinque stelle (ma combinazione proprio oggi Ilvo  Diamanti scrive che “il M5S non ha leader che suscitino emozioni”), sancendo l’inevitabilità del passaggio di testimone – e di metodi.

Addio dunque al mitico “uno vale uno”. Addio “bussolotti del web”. Addio anche alle espulsioni, meglio pensarci prima. Sembra tanto “addio Casaleggio, addio Grillo”. Firmato, Marco Travaglio, il direttore-segretario, non so se mi spiego, cari Beppe e Gianroberto.

 

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