Il ruolo delle partecipate nella ripresa economica raccontata ai giovani di Agol

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La fiducia delle imprese è ai massimi dal 2007, la produzione industriale nei primi nove mesi del 2015 è aumentata dello 0,9%, i posti di lavoro creati da inizio anno sono 192.000.

Nonostante il pessimismo di qualche profeta di sventura, in Italia la ripresa economica è cominciata. Ovviamente è ancora presto per esultare ma – dopo gli anni interminabili della crisi – c’è la diffusa sensazione che il nostro Paese abbia definitivamente voltato pagina.

D’altronde, che il quadro economico sia in progressivo miglioramento lo dicono i numeri. Un esempio su tutti è rappresentato dal prodotto interno lordo, in graduale crescita. Dopo tredici trimestri con il segno meno, il 2015 è stato tutto in positivo. A fine anno la crescita sfiorerà l’1% e nel 2016, secondo l’OCSE, si attesterà sull’1,4%. Un’inversione di marcia confermata anche da altri indicatori economici. La fiducia delle imprese è ai massimi dal 2007, la produzione industriale nei primi nove mesi del 2015 è aumentata dello 0,9%, i posti di lavoro creati da inizio anno sono 192.000.

In questo scenario, si discute sempre di più del ruolo svolto dalle aziende partecipate. Possono essere considerate – di nuovo e apertamente – fondamentali strumenti della politica industriale ed estera del Paese? Una delle prime mosse di Matteo Renzi – non appena arrivato a Palazzo Chigi – è stata di mettere mano alla governance delle grandi imprese di Stato i cui vertici erano in scadenza. Un’operazione di rinnovamento portata avanti con decisione, anche a costo di scontentare molti e di farsi qualche nemico.

Enel, Eni, Finmeccanica e Poste Italiane stanno tutte attraversando una fase di grande trasformazione con l’obiettivo di rilanciarsi e rinnovarsi. L’azienda elettrica è stata profondamente rivoluzionata nell’organizzazione e nella struttura e in questi giorni ha annunciato un aumento dei ricavi pari al 3,6%. L’Eni ha da poco scoperto a largo dell’Egitto il più grande giacimento di gas mai rinvenuto nel Mediterraneo, destinato ad avere ricadute positive ancora inimmaginabili dal punto di vista geopolitico, energetico e occupazionale. Finmeccanica – che ha chiuso i primi nove mesi del 2015 con un utile netto di 160 milioni – ha archiviato le ombre delle gestioni precedenti ed è in piena rivoluzione Moretti. Infine Poste Italiane, che ha appena portato a termine uno dei passaggi più delicati della sua storia – la privatizzazione e la cessione sul mercato di quasi il 40% del suo capitale – e che ormai è sbarcata a Piazza Affari. C’è poi da sottolineare anche il ruolo della Cassa Depositi e Prestiti, da molti osservatori considerata una sorta di nuova IRI.

Da questa fotografia prende spunto la discussione promossa da AGOL (Associazione Giovani Opinion Leader), network di trentenni nato con l’obiettivo di favorire il rinnovamento della leadership attraverso il dialogo internazionale. Giovedì – nella sede dell’università romana Lumsa – le ragazze e i ragazzi dell’associazione incontreranno il sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti e i vertici delle quattro aziende partecipate dello Stato. All’evento – in programma a partire dalle 18:45 – ci saranno, infatti, Paolo Bruschi di Poste Italiane, Federico Fabretti di Finmeccanica, Andrea Falessi di Enel e Pasquale Salzano di Eni. “Con questo incontro” ha detto il presidente di AGOL Pierangelo Fabianol’associazione prosegue nella sua attività volta a mettere in contatto gli studenti e i giovani professionisti con la classe dirigente del Paese. Vogliamo stimolare il dialogo intergenerazionale” ha dichiarato ancora Fabiano. “Adesso che la situazione economica del nostro Paese sta finalmente iniziando a ripartire” ha infine aggiunto “pensiamo sia importante discuterne con le generazioni più giovani per ridare ottimismo e spiegare nello specifico cosa stanno facendo le grandi aziende partecipate e il Governo”.

 

 

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