Il risultato, le file, i volontari: un patrimonio da cui ripartire

Milano
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Bisogna ripartire dalle persone ai gazebo, da questa bella voglia di partecipazione e mobilitazione

Milano si conferma una città aperta, democratica e ricca di abitanti che non hanno perso la voglia di essere cittadini. Lo testimoniano le migliaia di votanti che ieri hanno partecipato alle primarie del centrosinistra scegliendo Giuseppe Sala come loro candidato sindaco. E chi sta lanciando allarmi e anatemi sulla mutazione genetica in atto nel Pd, reo di aver perso la propria «connessione sentimentale» col popolo della sinistra, forse avrebbe fatto bene fra ieri e sabato a farsi una passeggiata a Milano. Fra le centinaia di volontari che hanno montato i gazebo (già, ci sono ancora i volontari!) e fra le migliaia (e migliaia) di persone in fila per votare.

Alla fine, ieri sera, se ne sono contate 60.900. Un po’ meno di 5 anni fa: erano state quasi 68mila quando vinse Pisapia (con 30mila 500 voti e 45,4%). Tanti, tantissimi cittadini che non sono poca cosa per un Pd che viene raccontato già oltre lo stato liquido, in condizione gassosa e quindi prossimo all’evaporazione. Anche la candidata dei grillini alle prossime comunali milanesi (sempre che Casaleggio non ci ripensi) era stata scelta con le primarie (le hanno chiamate davvero così!): hanno votato meno di 300 persone e Patrizia Bedori ha vinto con ben 74 (settantaquattro) voti. Il nome del centrodestra, come è tradizione, invece verrà scelto da una persona sola, ad Arcore. Certo il Pd ha i suoi difetti, ma è l’unica forza politica veramente democratica e popolare oggi esistente. E la bella domenica milanese ci dice che solo allargando la partecipazione il Pd fa il Pd. A Milano, tanto per dare due numeri, gli iscritti dem sono circa 4500, quelli di Sel non arrivano a mille. Ieri sera ai gazebo i votanti erano dieci volte tanti. Un grande patrimonio umano e politico a cui non si può, non si deve più rinunciare.

Anzi se dovessimo dare un consiglio a Sala sarebbe proprio quello di ripartire da qui, dalle persone ai gazebo, da questa bella voglia di partecipazione e mobilitazione. E forse una lettura più attenta di quello che è successo a Milano dovrebbe darla anche Sel perché appare non comprensibile (e probabilmente anche non accettabile dal popolo di centrosinistra) la divisione costruita a tavolino sia a Roma contro le primarie, il Pd e i suoi candidati Giachetti e Morassut, sia a Torino contro Fassino. Ma le primarie di Milano ci dicono anche un’altra cosa e che quelli che nel Pd si stanno occupando di come riorganizzare il modello partito sarà bene tengano a mente. Le primarie aperte (a Milano il voto era possibile anche ai 16enni) sono l’unico strumento per evitare infiltrazioni e scalate, perché queste si possono realizzare solo dove la platea dei partecipanti è bassa e quindi condizionabile da chi controlla i pacchetti di tessere. Non è mica per caso che il Pd sia nato proprio come partito degli elettori e non solo degli iscritti.

Certo, i noti osservatori, soprattutto i grillini e loro megafoni, raccontano di primarie Chinatown, di voto inquinato dalla presenza di stranieri. Peccato che sia una colossale bugia. Lasciamo stare la vena razzista per cui se vota un cittadino straniero è per forza prezzolato. Ma i numeri sono numeri. E quelli resi noti dal comitato delle primarie, in cui siedono rappresentanti di tutti i 4 candidati e del Pd e di Sel, dicono che i cittadini stranieri sono solo una percentuale minima del totale dei votanti. Importanti? Certo. Ma sicuramente non determinanti. Quello che determina e che alcuni osservatori proprio faticano a capire (e ad accettare) è che la realtà non ci sta a farsi chiudere nelle loro categorie costruite sul pre-giudizio, nascosti fra i social-network o al chiuso dei corridoi della politica-politichese. Uscite all’aria aperta, fatevi una passeggiata e magari, la prossima volta, provate a mettervi in fila davanti a un gazebo.

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