Il rinnegato Denis

Politica
Denis Verdini arriva all'ospedale San Raffaele per andare a trovare Silvio Berlusconi ricoverato da venerdi' scorso, Milano, 14 marzo 2013.  ANSA/DANIELE MASCOLO

Non può entrare in ospedale a trovare Berlusconi ed è politicamente scaricato da Renzi

Sono giorni amari per Verdini. L’uomo che stava a cavalcioni della politica italiana, che sognava di essere come il Napoleone di Austerlitz che stava a cavalcioni fra due secoli rischia però di diventare il Napoleone di Sant’Elena, bypassando Waterloo – che in fondo fu impresa eroica anche quella e dunque non congruente col nostro più miserello discorso – quest’uomo canutissimo e spavaldo ne sta collezionando di tutti i tipi, di rifiuti.

Scaricato da Renzi, che lo ha ridotto a portatore d’acqua “in Aula” – una specie di commesso col bicchier d’acqua minerale pronto per l’oratore di turno – derubricandolo persino dal ruolo che fu di Scilipoti,  sbeffeggiato dagli elettori di Cosenza e Napoli, dove aveva piantato le tende di Ala, con in più qualche incipiente maretta proprio dentro Ala – magari lì qualcuno si starà chiedendo: ma che ci guadagno a stare qui? – fino al brutto momento di giovedì, quello del divieto di entrare al San Raffaele per salutare Berlusconi, il rifiuto più duro, perché umano (ma sottilmente anche politico).

Non deve essere stato bello, per uno come Denis, poco abituato ai no. Già, non deve essere stato bello sentirsi dire: “Qui entrano soltanto i familiari e i più stretti collaboratori”. E infatti sono entrati da Silvio gli intimi, Confalonieri, Galliani, persino Ghedini, naturalmente i figli e la Pascale. Lui no. Non è “intimo”. Non più.

E così il vecchio leone si trova a cavalcioni fra Silvio e Matteo ma in senso completamente opposto, rifiutato da entrambi come il goldoniano Arlecchino servitore di due padroni: d’altronde hai seminato tanto vento, Denis, qualche lampo di tempesta nel tuo cielo ora può anche balenare. C’est la vie.

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