Il riformismo popolare e la sfida della fiducia

Connessioni
piazza pd

Il dialogo e il confronto sono alla base dell’esistenza stessa di qualsiasi comunità

Uno degli aspetti più appassionanti della politica è la possibilità di incontrare una moltitudine di persone. «Provare la gioia di vivere, impegnarsi, essere orgogliosi dei risultati raggiunti e riporre speranza e fiducia nella nostra capacità collettiva di cambiare il futuro, sono i soli modi per risolvere le sfide incombenti che indubbiamente caratterizzeranno il XXI secolo» scrive Matthew Flinders nel suo volume “In difesa della politica”.

Questa frase mi è venuta in mente quando ho visto la meravigliosa piazza del Popolo ieri a Roma e la ricordo ogni volta che viaggio attraverso il nostro sorprendente Paese per parlare del prossimo referendum. Mi rivedo in quei volti, mi emoziono mentre osservo giovani e meno giovani riunirsi senza badare al fatto che sia un venerdì sera o una domenica mattina. Che si tratti del pensionato militante da sempre, dell’imprenditore che fa della scommessa sul futuro il fulcro della sua scelta di vita, della giovane madre preoccupata per i propri figli o dello studente guidato dai suoi sogni, ciascuno ha la propria storia da raccontare.

In questi giorni pieni, tanto impegnativi quanto entusiasmanti, ho constatato quanto sia bello vedere teatri, piazze, aule universitarie, sezioni di partito dibattere del referendum e del futuro del Paese. In una fase in cui si ripete il solito refrain della disaffezione nei confronti della politica, talvolta manifestata come disinteresse, altre come sterile protesta, vedere al contrario una comunità di persone informarsi e confrontarsi su questi temi, mi riempie il cuore di speranzoso ottimismo.

È ovvio pensarla diversamente ma il dialogo e il confronto sono alla base dell’esistenza stessa di qualsiasi comunità. Bisogna documentarsi e partecipare. Vale sempre, a maggior ragione ora che si parla di riforma costituzionale. Giovedì durante una bella iniziativa a Napoli, ho avuto il piacere di introdurre tra gli altri, Carlo Calenda. Il ministro ha evidenziato un passaggio cruciale: mentre in Europa c’è chi sceglie se stare fermo o tornare indietro con decisioni per noi anacronistiche, in Italia siamo chiamati a decidere se stare fermi o andare finalmente avanti. Il mix di internazionalizzazione e innovazione tecnologica ha modificato le politiche pubbliche e il loro rapporto con il mercato e ha generato trasformazioni radicali che le persone non riescono ad assimilare senza resistenze. Al cambiamento si tende quindi a rispondere con scetticismo.

Accade lo stesso quando si parla di cambiamenti politici, ecco perché spesso ad accogliere il riformismo c’è la paura. Chi sta sostenendo il Sì al referendum deve allora sapere che c’è una sfida nella sfida: non solo discutere del merito della riforma ma conquistare la fiducia delle persone. Tutti noi dobbiamo far capire che abbandonare il passato non è una minaccia ma un’opportunità ma per farlo, bisogna ascoltare i dubbi di ciascuno e rispondere non solo con dati di fatto ma riattivando la fiducia del nostro interlocutore.

«La politica democratica è una forma di impegno sociale, è un’attività etica, ci offre un modo per padroneggiare le nostre vite perseguendo l’ideale della comprensione reciproca (…)» ha scritto ancora Flinders. È necessaria una connessione sentimentale, un legame che tenga uniti tutti noi, quello che ci fa riunire nei comitati o in piazze meravigliose come piazza del Popolo. Questa pagina infatti possiamo scriverla solo assieme, perché il riformismo o è popolare o non è, senza popolo non è ipotizzabile, diventa elitario, diventa una fortezza che prima o poi chi da essa si sente escluso butterà giù. Dobbiamo invece richiamare quel “governo del popolo, dal popolo, per il popolo”di Abraham Lincoln. Lo scopo infatti è comune, contribuire a modellare un futuro che giorno dopo giorno prende forma davanti ai nostri occhi.

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