Il ricatto di Erdogan

Immigrazione
Syrian refugee children sit near a refugee camp in Bab Al-Salama city, northern Syria, 06 February 2016. A new wave of Syrian refugees leaving the country is expected to reach Turkey, according to local news. The Syrian Observatory for Human Rights said some 40,000 people were on the move in Aleppo province, after the Syrian army entered two pro-government Shiite towns outside of Aleppo and advanced against rebel forces in the northern province a day earlier, threatening to entirely encircle the opposition-held parts of the key city.  EPA/SEDAT SUNA

Attualmente in territorio turco si contano oltre 110 mila migranti di nazionalità iraniana, irachena, afghana
e somala

I profughi siriani hanno iniziato ad arrivare in Turchia a partire dall’aprile 2011. L’accoglienza a braccia aperte riservata da Ankara a quanti fuggivano dal brutale conflitto in atto in Siria, si fondava sulla convinzione delle autorità turche che il regime di Bashar alAssad, così come già avvenuto in Libia per Muammar Gheddafi, sarebbe stato rovesciato in tempi brevi. Con il passare dei mesi la leadership turca ha dovuto però prendere atto del proprio errore di valutazione e mentre l’interferenza della Turchia nella crisi siriana a favore del «campo sunnita» diventava sempre più esplicita, la «linea rossa» posta dal governo sul numero massimo di profughi da accogliere andava costantemente modificandosi, passando dai 25 mila dell’aprile 2012 agli oltre 2 milioni e mezzo di oggi.

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