Il retrogusto amaro della Direzione. Ora scopriamo tutti le carte

Pd
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Solo una mediazione può funzionare

Inutile negare che la riunione della Direzione di ieri abbia lasciato un retrogusto amaro. Una discussione seria, franca, che tuttavia non ha dissipato le nubi e non ha reso più agevole il cammino.

Dispiace, perché alzando un po’ lo sguardo il messaggio che arriva ai cittadini italiani è solo quello di un partito diviso, che si scontra più per ragioni interne che non sui problemi del Paese.

Dispiace, perché il Pd è l’architrave su cui si regge un’esperienza di governo impegnativa che sta faticosamente cercando di far ripartire l’economia e il lavoro dopo una crisi lunga e durissima.

Dispiace, perché in Europa e nel mondo in tanti guardano all’Italia e alle nostre riforme come ad una risposta coraggiosa all’avanzare del populismo, come un modo per rilanciare i valori delle forze progressiste.

Dispiace, perché ieri sera il segretario del Pd ha offerto alla minoranza e a tutto il partito un’ipotesi di lavoro per affrontare insieme le preoccupazioni – giustificabili ma forse eccessivamente enfatizzate – sul nodo della legge elettorale. Quest’39;ultimo punto non era scontato.

Renzi non ha fatto un discorso generico, ed ha messo sul tavolo due aperture molto significative: la prima, sulle modalità di elezione del nuovo Senato per la quale ha esplicitamente detto che la proposta presentata dai colleghi Chiti e Fornaro può essere per il Pd il testo base da cui partire.

La seconda, sull’Italicum, per il quale si è detto disponibile a prendere in considerazione tutti i punti contestati (capilista, premio alla coalizione anziché alla lista, ballottaggio) formando una commissione del Pd, composta anche da esponenti della minoranza, che vada a verificare le posizioni degli altri partiti.

Fino a pochi mesi fa il tema di come si sceglievano i futuri Senatori sembrava dirimente perché la minoranza del nostro partito si impegnasse per il Sì nella campagna referendaria. Ora non solo questo sembra essere un punto di nessun rilievo ma anche la possibilità di introdurre correzioni all’Italicum in punti essenziali viene giudicata insufficiente.

Ma allorasiamo sicuri che il merito conti qualcosa? O sta serpeggiando tra di noi una sfiducia e una volontà di rottura “a prescindere”?

Per fortuna ieri sera nel dibattito in diversi saggiamente hanno fatto notare che ora non possiamo trascorrere un altro mese sulle modifiche dell’Italicum. Di tutto abbiamo bisogno meno che di un logoramento su questo anziché concentrarci su una buona Legge di Bilancio e sulla campagna per far vincere il Sì al referendum sulla riforma costituzionale.

Prendiamoci dunque un tempo breve per scoprire le carte di tutti. Renzi ha proposto un percorso nel tentativo di tenere unito il Pd e di rispondere ad una reale esigenza di aggiustare la legge elettorale.

Personalmente non rinuncio all’idea che si possano identificare alcune modifiche, limitate ma qualificanti, alla legge elettorale che tutti condividiamo. Certo questo non può significare imporre alla maggioranza del Pd le idee della minoranza, quindi solo una mediazione può funzionare.

Se c’è volontà politica si capirà rapidamente. Se non c’è anche.

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