Il referendum l’hanno ucciso i referendari (e dalle Regioni il colpo di grazia)

Il Fattone
emiliano

Negli ultimi 20 anni due italiani su tre si sono astenuti: hanno forse violato la Costituzione?

“Colle e Consulta: ripetizioni di educazione civica a Renzi”, c’informa l’occhiello. E l’apertura, a caratteri cubitali, intima: “Votare è un dovere”. Agli amici del Fatto è talmente piaciuta l’estemporanea dichiarazione di Paolo Grossi, presidente della Corte costituzionale, che mescola cittadinanza e quorum, al punto da fonderla con l’indiscrezione autorizzata dal Quirinale sulla partecipazione di Sergio Mattarella al voto di domenica.

Le due cose, però, non sono affatto assimilabili. Il Capo dello Stato vota perché è il Capo dello Stato: lo ha sempre fatto e lo farà sempre.

Il presidente della Consulta, invece, è tenuto a interpretare scrupolosamente la Costituzione attraverso le sentenze: per questo non dovrebbe esprimere opinioni personali, ancorché autorevolissime, che inevitabilmente vengono percepite (e strumentalizzate) come giudizi della Corte.

Negli ultimi vent’anni ci sono stati in Italia 28 referendum abrogativi, raggruppati in sette tornate elettorali (1997, 1999, 2000, 2003, 2005, 2009, 2011): la media dei votanti è stata del 34,4%.

Nel 1974, al primo referendum (quello sul divorzio) votò l’87,7%, e ancora vent’anni dopo gli otto referendum radicali del 1993 (incluso quelli sul finanziamento ai partiti e sul Senato uninominale) portarono alle urne il 76,9% degli italiani.

Due italiani su tre, negli ultimi vent’anni, hanno invece disertato le urne: forse non sono cittadini? Hanno violato la Costituzione, disprezzato la democrazia, offeso il diritto? O più semplicemente si sono stufati di essere chiamati compulsivamente ad esprimersi su argomenti spesso incomprensibili, o di nessun interesse, o del tutto superflui?

Il referendum è stato ucciso dai referendari, e che il colpo di grazia venga dalle Regioni (destinate con la riforma Boschi a comporre il nuovo Senato) appare quantomeno ironico.

Tutti sanno che il voto di domenica non serve a nulla, perché le nuove trivellazioni in Italia sono vietate, ed è dannoso, perché chiudere un impianto prima dell’esaurimento del giacimento è stupido, oltreché pericoloso. Di questo il Fatto, e i suoi compagni di strada, dovrebbero parlare: si difende la democrazia facendola funzionare, non sventolandone la caricatura.

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