Il referendum è un rischio, ma non cambierò idea per paura

Riforme
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Il premier nella sua ultima newsletter: “Chi ha paura dei rischi non può fare politica”

In molti hanno collegato il referendum britannico a quello italiano di ottobre. E tanti amici mi hanno scritto, preoccupati: “Matteo, attenzione. Il referendum è un rischio!”. Ehi, ragazzi, non scherziamo! Certo che è un rischio. Ma chi ha paura dei rischi non può fare politica. Dal primo giorno abbiamo detto che il voto finale delle riforme sarebbe arrivato dai cittadini, qualunque fosse stato il quorum. Non cambieremo certo idea per paura.
È vero, in tanti stanno cercando di non parlare del merito del referendum. Fateci caso: vanno in tv e non parlano del merito, perché sul merito sanno che la riforma non è perfetta ma è un passo in avanti nella direzione attesa da decenni. No, loro non parlano di merito. Parlano di me.
Dicono che io ho sbagliato a dire che se perdo vado a casa: e secondo voi io posso diventare un pollo da batteria che perde e fa finta di nulla? Pensano forse che io possa diventare come loro?
Accusano me di voler personalizzare perché loro sono preoccupati che in Italia si affermi il principio sacrosanto che chi perde va a casa. Loro sono preoccupati – anche personalmente – dalla impressionante diminuzione di poltrone. Loro sono preoccupati del fatto che non ci sarà più spazio per giochi di palazzo. Chi scommette sul fallimento ha tutto da guadagnare dall’ingovernabilità e dalla palude.
Ma a quelli che in buona fede temono che io “personalizzi” il referendum e mi scrivono preoccupati, voglio chiedere una mano: volete che non sia un referendum su di me? Ok. Datemi una mano. Mettetevi in gioco voi. Per evitare che personalizzino contro di me, personalizzatela voi. Spiegate a tutti i vostri amici di cosa si parla quando si parla di referendum. Raccontate la verità sul referendum. Perché la verità è fondamentale. Basta dire la verità e vinceremo questo referendum: la verità è più forte delle bugie, sempre.
Fateci caso:

  • Se vince il Sì, la fiducia al Governo sarà data solo dalla Camera e dunque sarà più semplice governare. Se vince il No, resterà tutto come adesso: praticamente unici in tutto il mondo a dare due fiducie in due camere diverse.
  • Se vince il Sì, il numero dei parlamentari passerà da 945 a 630, più 100 senatori senza indennità in rappresentanza dei territori.Se vince il No, resterà tutto come adesso: il parlamento più numeroso e costoso del pianeta
  • Se vince il Sì, per fare una legge non ci sarà bisogno del tradizionale ping pong tra Camera e Senato, ma ci saranno tempi e procedure più snelle. Se vince il no, resterà tutto come adesso.
  • Se vince il Sì, i consiglieri regionali non potranno guadagnare più di un sindaco e saranno cancellati i rimborsi ai gruppi regionali. Se vince il No, resterà tutto come adesso.
  • Se vince il Sì, le Regioni dovranno smettere di fare promozioni turistiche all’estero o legiferare in modo diverso l’una dall’altra sui trasporti o sulle regole ambientali, ma ci saranno regole uguali per tutte, più semplici per i cittadini. Se vince il No, resterà tutto come adesso.
  • Se vince il Sì, elimineremo enti inutili come il CNEL – previsto in Costituzione – e cancelleremo definitivamente i politici dalle province, con una riduzione di 2.500 poltrone. Se vince il No, resterà tutto come adesso.
  • Se vince il Sì, sarà più basso il quorum per i referendum e si potranno fare referendum propositivi. Se vince il no resterà tutto come adesso.

Chi è preoccupato per il sistema delle garanzie (i cosiddetti pesi e contrappesi) sappia che il sistema di controllo non cambia in nessun caso e che anzi – in caso di vittoria dei sì – vengono attribuiti più poteri di controllo alle opposizioni.
Se il referendum di ottobre sarà veramente sul merito – se riusciremo a far prevalere la verità sulle polemiche ad personam – avremo un Paese più semplice. Che funziona meglio. Quando dico che abbiamo avuto 63 governi in 70 anni i colleghi stranieri si mettono a ridere. Vorrei che ridessero un po’ meno davanti a un sistema italiano capace di funzionare meglio, tutto qui.
Il referendum è su questo. Adesso la parola è al popolo. E noi rispetteremo la volontà del popolo. Mi hanno chiesto: qual è la vostra tattica per il referendum? Risposta: dire la verità e coinvolgere quanto più possibile i cittadini.
Per questo:

  • Abbiamo proposto di fare comitati liberi, sia da parte di addetti ai lavori che non addetti ai lavori. Stiamo registrando le centinaia di comitati che si stanno costituendo formalmente. Il sito è www.bastaunsi.it e trovate tutte le informazioni su come si può far parte della grande comunità di volontari che faranno la differenza in questo referendum. Dobbiamo arrivare a diecimila comitati registrati da qui a settembre.Mi aiutate?
  • Abbiamo promosso appelli dei mondi giuridici, economici, culturali, della ricerca e dell’università (trovate i vari testi sempre sul sitowww.bastaunsi.it). Ma la differenza la farà il tam-tam, il rapporto personale: i sondaggi dicono che oltre il 60% degli italiani non conosce il merito del quesito. Dobbiamo promuovere una gigantesca campagna di informazione porta a porta.
  • Abbiamo chiesto un aiuto a livello economico. Dicono che noi siamo quelli delle lobby e che abbiamo in mano la comunicazione. La realtà dice un’altra cosa. E allora ogni aiuto è prezioso, anche a livello economico: sul www.bastaunsi.it è possibile contribuire con solo 5, 10, 15 euro per organizzare una campagna che sarà capillare. Abbiamo raggiunto nei primi giorni quota 35mila euro grazie a voi. Tutto trasparente, tutto alla luce del sole: in homepage potete controllare come procede la raccolta fondi.

Non sarà la riforma più bella del mondo. Ma è giusta, utile e funziona. Assicura stabilità all’Italia. Riduce il numero dei politici ma aumenta il valore della politica. Questa riforma nasce dal basso e vincerà se riusciremo ad arrivare nelle case di tutti gli italiani: perché i professionisti della politica sicuramente non gradiranno questo cambiamento.
Per questo – come sto facendo da tre mesi, ben prima della Brexit – vi chiedo una mano. L’email la conoscete: matteo@governo.it e il sito è semprewww.bastaunsi.it Se buttiamo via questa occasione per anni ci terremo il sistema politico più costoso e meno efficiente dell’Occidente. Cambiare adesso è un dovere.
Aspetto di leggere i vostri commenti.

 

(Il testo è tratto dalla enews 434 di mercoledì 29 giugno 2016)

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